Commento domenicale 19/01/2020

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  – Anno A  

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio colui che toglie il peccato dal mondo..”…”(Gv.1,29-34)


Questa frase la sentiamo ogni domenica detta dal sacerdote al momento della Comunione:  “Ecco l’agnello di Dio colui che toglie il peccato dal mondo..

Il Signore toglie il peccato dal mondo versando il suo sangue in sacrificio sull’ ”altare della croce”, è lui l’Agnello Pasquale, morto e risorto, e con l’Eucarestia si offre a noi e ci dona la sua vita. 

“Nell’Eucarestia il Signore ci dona il suo corpo glorioso, e non carne da mangiare, e ci tocca interiormente con il suo essere, così che possiamo lasciarci trasformare nella sua presenza.” (Papa Benedetto XVI)

La nostra salvezza per merito di Cristo, quindi, non solo perché agnello immolato, e il suo sangue non riveste più il solo significato sacrificale, ma il sangue del Figlio di Dio, con l’Eucarestia adesso pulsa nelle nostre vene; la sua vita è in noi.

«In verità, in verità vi dico .. chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.”(Gv.6,53-54)

Buona domenica

Commento domenicale 12/01/2020

BATTESIMO DEL SIGNORE  – Anno A  

 “In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare”.

 (Mt.3,13-17)


Per la prima Chiesa raccontare il battesimo di Gesù per mano di Giovanni era imbarazzante, un “pedendum” (dal latino “pudere” vergognarsi). “Io vi battezzo con acqua per la conversione” diceva Giovanni e a coloro che promettevano di cambiar vita, col battesimo venivano “segnati”, così che Dio avrebbe “visto” la loro promessa. La Chiesa da subito ha riconosciuto Gesù come Figlio di Dio, quindi, Gesù non aveva bisogno di conversione né di dimostrare la sua buona volontà né di promesse né di far vedere segni.

Ma Dio non si è fatto uomo per prendersi gioco dell’uomo e l’umiltà del farsi nulla, nel coinvolgersi totalmente nell’umano é la sua credibilità per dimostrare di essere vero uomo, lui che é vero Dio, e la rinuncia divina iniziata con la creazione “si è ritratto per lasciarci essere” (Simone Weil) proseguirà fino alla croce (Fil.2,5-11).     

Buona domenica

Commento domenicale 05/01/2020

II Domenica dopo Natale

 “In principio era il Verbo , e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.. in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”

(Il prologo del quarto Vangelo)

Il Prologo di San Giovanni è il luogo per eccellenza della cristologia filosofica, è l’atto di congiunzione della filosofia greca (Logos) con la religione cristiana, l’inserzione della ragione nel cristianesimo.

In principio, oltre alla creazione, il divenire, era il Verbo dal quale tutto è stato fatto e il Verbo, sempre in Dio vicino a Dio, ci libera dal deserto del nulla.

Possiamo immaginare un Dio nascosto di cui possiamo cogliere la sua esistenza solo mediante il fatto; ma se esiste è necessariamente in virtù della sua essenza interna e assoluta: la sua esistenza, solo per noi distinta dal suo essere, è originale, intemporale, identica all’essere. Il Verbo di Dio espressione spirituale di Dio, è la sua chiara e intellegibile manifestazione.

In Lui è la vita fondamento più profondo di ogni esistenza vivente, sostanziale, eternamente celata, era in Lui nell’esistenza divina immediata, nell’uomo reale; essa era la luce, una creazione eterna.     

Buona domenica

Commento domenicale 29/12/2019

FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA

Giuseppe si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”.  (Mt.24,37-44)

Gesù fin da piccolo ci racconta Matteo è costretto a scappare in Egitto, il territorio nemico per un ebreo.

Possiamo immaginare la durezza di una vita per quella famiglia condotta da clandestini in un paese straniero, la fatica a farsi accettare, di trovare un qualche lavoro in mezzo a gente dalla cultura diversa.

Gesù si mette alla schiera dei deboli, un Dio che condivide la sorte degli esuli e noi cristiani, chiamati alla sequela di Cristo “non possiamo pronunziare le parole ultime se prima non abbiamo pronunziato le penultime” (Bonhoeffer)

E quelle cristianissime parole “Amerai il prossimo tuo come te stesso” non sono tanto un appello alla bontà impossibile, quanto parole rivolte alla umana responsabilità.

Buona domenica

NATALE DEL SIGNORE 2019

Nell’augurare a tutti, un Santo Natale nel Signore, racconto una storia .. di Natale.

Tra i pastori che accorsero la notte di Natale ad adorare il Bambino ce n’era uno tanto poverello che non aveva proprio nulla da offrire. Giunti alla grotta tutti facevano a gara ad offrire i doni, Maria non sapeva come fare per riceverli tutti dovendo reggere il Bambino, allora vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida a lui per un momento, Gesù.

Avere le mani vuote fu la sua fortuna. Beati i poveri perché è di essi il Regno di Dio. Di essi è il Natale.

BUON  NATALE    

Commento domenicale 22/12/2019

IV DOMENICA DI AVVENTO  anno A

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe …

I romani dicevano che il nome è un “presagio” quasi che il nome traesse la sua verità dalla realtà.

Il nostro commento domenicale sulle “parole” umane, che esprimono la Parola divina, si fissa oggi proprio sui nomi che costellano il Vangelo della liturgia odierna. (Matteo 1,18-24)

Si inizia con Maria che in passato ha avuto decine di spiegazioni. Una etimologia fa risalire il nome Maria sull’egizio  “meri” che significa “bello”, ma il bello egizio o mesopotamico a cui attinge la cultura ebrea, non è il bello classico greco, la perfezione della forma.

C’è una seconda parola egizia che indica bello ed è la parola “nefer” (famosa era la principessa Nefertiti per la sua bellezza) e la stessa parola “nefer” sta a indicare la parte del corpo che va dai polmoni fino alla gola cioè la parte che .. respira, quasi a voler indicare che bello è  il respiro: la vita.

Maria quindi “bella” perché legata con la vita, quella vita che proprio lei ha dato al creatore della vita, al suo stesso creatore come disse Dante: “figlia del tuo figlio” e ancora “tu sé colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura”.  

Buona Domenica

Commento domenicale 15/12/2019

TERZA DOMENICA DI AVVENTO anno A

Alla fine di ogni Lettura della S.Messa il lettore proclama: “Parola di Dio”.

In principio era la “Parola” dice Giovanni nel “prologo” del suo Vangelo, un maestoso inno che esalta l’incarnazione del Logos cioè della parola perfetta e suprema di Dio: il FIGLIO.

Il Signore da infinito si è fatto bambino (è Natale!), lui che è al di fuori di ogni tempo si è fatto storia per l’amore dell’uomo; Dio é “parola” una cosa così piccola che appena pronunciata è già finita.

Per l’uomo la parola sta a significare che non siamo il fondamento di noi stessi, parola è differenziazione è alterità è comunione è relazione è liberazione dal desiderio di morte del possesso; la parola infrange il cerchio del simile a sé, dell’autosufficienza. Siamo fatti ad immagine di Dio e là dove l’uomo perde la parola e con essa la relazione con l’altro, che poi Gesù chiamerà “amore”, Dio non c’è più e non c’è nemmeno l’uomo . Ora pensiamo come spesso viene gettata volgarmente in faccia al nemico, al rivale, al diverso … per un utilitarismo economico spacciato per evoluzionismo sociale perdendo così quella sua spiritualità capace di dare voce all’essere umano.

Buona domenica

Commento domenicale 08/12/2019

FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE.

Oggi commentiamo un versetto della prima lettura.

(Gènesi 3,9-15-20)

Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero il Signore Dio lo chiamò e gli disse: “Dove sei?”. Rispose; “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché ero nudo e mi sono nascosto.”

L’uomo e la donna sono creati da un soffio di Dio per essere in relazione con Dio stesso e con tutta la creazione: tutto è stato loro donato, il giardino l’alterità, la relazione, ma con un limite, l’”albero”. Ma l’”uomo” di ogni tempo (possiamo leggerlo come il peccato originale cioè che riguarda tutti gli uomini), sogna l’illimitatezza, l’onnipotenza il completo godimento; non gli basta il dono vuole possedere per essere, e così da “Dio è amore” lo trasforma in “L’amore è Dio” (Feuerbach): divinizziamo le nostre effimere esperienze.

Anche Eva, da bellezza della relazione e della sessualità, diventa oggetto di possesso e la sessualità ora diventa paura .. “..e mi sono nascosto” e la nudità sarà percepita come vergogna “allora si aprirono gli occhi di tutti due”. Per l’uomo che rifiuta il limite è un rifiutare la propria umanità, la vita voluta da Dio per l’uomo, e l’unità e la bellezza della sessualità, che prometteva la gioia dell’incontro, “adesso sì che è carne della mia carne..” diviene, lungo i secoli della storia, traversale nelle culture e anche oggi, coscienza di debolezza e minaccia, diventa paura, violenza.

Buona domenica

Commento domenicale 01/12/2019

I – Domenica di Avvento -anno A

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.”.   (Mt.24,37-44)

Se ne va il tempo, diceva Dante e l’uomo non se ne accorge.

Fui quod es, eris quod sum

Queste parole stanno scritte ai piedi di una tomba aristocratica in una chiesa di Padova. La riflessione (certamente copiata da qualche autore medioevale) sembra uscire dalla tomba: “Anch’io ero come te (vivo); anche tu sarai come me (morto)”, la scritta continuava con un ammonimento di cui ricordo solo il senso, “medita dunque sul prosieguo della vita che stai ora vivendo”.

Ora dobbiamo solo decidere cosa fare per vivere bene; rincorrendo i soldi? Erasmo da Rotterdam nel suo “Elogio della follia” diceva che è pazzia pure il rincorrere i soldi e la saggezza del Qoelet ammonisce “Tutto è vanità”. Allora un buon motivo per vivere bene, che alla fine è per il cristiano la grandezza e bellezza della vita, è quanto raccomandava San Paolo ai cristiani di Galizia, con estrema semplicità: “Mentre abbiamo ancora tempo, cerchiamo di fare del bene”. (Gal. 6,10)

Buona domenica

Commento domenicale 24/11/2019

Domenica XXXIV T.O. anno C

Solennità di Cristo Re.

“…È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile”  (Col. 1,13-14)

Abbiamo la redenzione, la salvezza, il perdono dei peccati per l’amore di Cristo Gesù, non per merito della sue sofferenze quasi che fosse il dolore stesso un merito.

Non entriamo nel mistero della sofferenza perché tale deve rimanere, oggi ci basti pensare che la salvezza poteva avvenire anche diversamente dalla croce, perché Dio è onnipotente; Giovanni Paolo II in “Varcare la soglia della speranza”.

La Croce di Cristo quindi deve avere un significato diverso della “redenzione” tramite la croce, noi siamo salvi per l’amore.

La sofferenza, inseparabile dall’esistenza di ogni uomo, che mette a prova l’orgoglio di essere uomini, fa dire ad un filosofo: «La dignità di uomo è la maniera in cui io mi vedo nei vostri occhi». Dio e l’uomo si ritroveranno uno accanto all’altro e quest’ultimo finalmente vedrà negli occhi di Dio la sua vera dignità, quella fino ad allora forse solo intravista.

Nella vita del cristiano la sofferenza ha anche un senso soprannaturale, un modo di ritrovare la propria umanità, la propria dignità e la propria missione, quello di aiutare i sofferenti e di imitare Gesù legando la sofferenza all’Amore.

Buona Domenica