Domenica 16 febbraio 2020 – 6° TOA

Preghiere dei fedeli

+ Sorelle e fratelli, il pieno compimento della Legge di Dio è in un cuore che ama la verità. Chiediamo al Padre il dono dello Spirito perché ci insegni a scegliere sempre ciò che è meglio per noi e quindi per tutti. Preghiamo insieme dicendo: Donaci il tuo Spirito, o Padre.

Signore Gesù, oggi Tu ci inviti a riflettere sui nostri comportamenti. Ogni volta che insultiamo qualcuno o usiamo violenza psicologica, quando proviamo rabbia o odio, stiamo uccidendo. Donaci sempre il coraggio di pentirci, di chiedere perdono e di abbandonarci nelle tue braccia piene di misericordia. Preghiamo 

Signore Gesù, aiuta la Chiesa, i suoi pastori e ogni discepolo del vangelo a dare compimento alla tua Parola praticandola e non semplicemente predicandola. Preghiamo

Signore Gesù, perchè nella nostra Unità Pastorale possiamo affrancarci dalla radicalizzazione nelle nostre tradizioni, da un modo spesso superficiale e poco aperto di vivere il servizio. Aiutaci a mettere al primo posto le relazioni umane come luogo del vero culto di Dio. Preghiamo

Signore Gesù, il tuo ammonimento sul giuramento è un invito alla responsabilità della parola. Fa che il nostro parlare sia talmente vero da non avere bisogno di giuramenti e che possiamo ricercare l’autenticità e la sincerità verso noi e gli altri aiutati dal tuo Spirito. Preghiamo

+ Per Gesù Cristo, nostro unico Signore. Amen.

Domenica 16 febbraio 2020 – 6° TOA – Matteo 5,17-37

Sto con voi davanti a questo pezzo di discorso della montagna che occupa alcuni capitoli del vangelo di Matteo e fatico a trovarvi un percorso. Fra tanto, mi cattura l’invito ad essere capace di una giustizia superiore, come non bastasse essere semplicemente giusti. Cos’è più giusto? Tentare di andare oltre la misura, superare gli argini della legge, non per trasgredirla ma per compierla. Di Giuseppe il vangelo dice fosse un uomo giusto. Ma anche lui sembra chiamato ad una giustizia superiore. Se fosse stato semplicemente giusto Maria sarebbe morta sotto una pioggia di sassi per aver tradito una promessa, era incinta di qualcun altro, Giuseppe non l’aveva ancora toccata. Essere più giusti significa individuare, non certo degli stratagemmi per aggirare la legge, nel caso di Giuseppe licenziare in segreto Maria anziché ripudiarla pubblicamente, ma decidere di poggiare i piedi su quella che sembra una superficie instabile, scivolosa, franosa e scommettere che possa diventare il più solido e sicuro approdo di una vita. Rischiare dentro le relazioni è l’avventura più difficile, la più incerta, la più destabilizzante. A nessuno piace essere in balia dell’altro, dei suoi umori, dei suoi capricci, dei suoi fantasmi, delle sue paturnie, dei suoi limiti. Ma mi sembra che Gesù ci domandi di rischiare lì, e di fare verità sull’altare del quotidiano relazionale prima ancora che sull’altare rituale dove posso illudermi che sistemare le cose con Dio possa averle sistemate anche sul fronte dell’umano. Mi sembra che Gesù ci domandi di ricercare quella giustizia che non si fa in tribunale ma dentro i cammini che riavvicinano, nei passi che ti rimettono in sintonia con la storia dell’altro, che possono aiutarti ad entrare in sintonia col suo mondo. E allora non basterà non uccidere, eviterò perfino di adirarmi. Anzi, imparerò a stimarti, a riconoscere il tuo buono. Allora non basterà astenersi dal dirti pazzo, eviterò di dirti perfino stupido. Anzi imparerò ad elogiarti, a intravedere il prezioso di te. È quanto afferma Gesù quando in apertura al brano di oggi spera che neppure ciò che è minimo venga scartato. Proprio perché le cose piccole contano tanto quanto, se non più, di quelle grandi e questo nel bene come nel male. Se basta poco per farti precipitare, basta poco anche per farti decollare, per rilanciare una vita, per rimetterla in moto. Cosa scegliere per vivere e far vivere? Il bene o il male? La risposta la conosciamo, ma essere più giusti, che significa avere a cuore non solo il mio bene ma anche il tuo, a volte più il tuo del mio, è strada in salita, tanto impervia, decisamente faticosa. Accetto di vivere scandalosamente avvinghiato alla difesa di me, cosa c’è di più scandaloso, e non sono disposto a perdere non tanto l’occhio ma lo sguardo che non vede il tuo buono. Non sono disposto a separarmi, non tanto dalla mia mano, quanto dai gesti che ti trasformano in oggetto e non valorizzano la tua presenza. Cavare e tagliare, macabre operazioni chirurgiche o necessarie potature del cuore per rendere rigogliosa un’altra giustizia?

Domenica 9 febbraio 2020 – 5^ TOA – Matteo 5,13-16

Voi siete la luce del mondo che non può restare nascosta, come una città sul monte, come una lampada che non puoi che mettere sul candelabro. Non vorrei imbarcarmi fin da subito in un discorso moralistico ma non possiamo non essere chiari circa il fatto che la luce in noi sorge come l’aurora e brilla in noi come in pieno pomeriggio se la nostra è vita plasmata da gesti chiari di condivisione, di ospitalità, di solidarietà. Parole che puzzano di comunismo potrebbe dire qualcuno, e se invece profumassero di vangelo? Nel leggere Isaia ci sembra di mettere gli occhi sulla pagina del vangelo di Matteo (siamo al capitolo 25) dove in modo lapidario si dice che c’è salvezza là dove chi ha fame mangia, chi ha sete beve, chi è nudo si veste, chi è straniero trova terra e casa, chi è malato è curato, chi è in carcere non è lasciato solo. Essere protagonisti del riscatto dei fratelli che sono nell’indigenza fa brillare la vita, fa sorgere la luce. Nient’altro se non questo. E il sapore all’esistenza lo offre quell’apertura del cuore che non abbandona nessuno al suo triste destino ma l’assume con responsabilità perché la vita piena dell’altro è obiettivo che non posso non perseguire. La diagnosi che fanno a tanti è: affetto da narcisismo egoista. È proprio il fatto che non ci sia nessuno di cui curarsi, oltre se stessi naturalmente, che finisce per svuotare di sapore la vita, che la rende insipida, che l’ammala. Ah! La buona notizia sarebbe questa? Che devo occuparmi della vita degli sfigati? Non basta sudare per la propria? Bastarsi! Basto io! Che triste prospettiva. È vero, l’altro mi scomoda, mi infastidisce, mi irrita, mi fa arrabbiare. E allora? Lo elimino? La luce spunta soltanto nell’incontro, nell’essere con te, nell’esserci per te. Diversamente dilagano le tenebre, si inspessiscono le ombre, si infittiscono le nebbie. Nessuna garanzia di vita comoda, felice sì pero! Paolo che scrive ai Corinzi ricorda che la luce posta sul candelabro è Cristo stesso, ma crocifisso. L’aver così dilatato la vita perché comprendesse la vita di tutti ne ha fatto il più luminoso dei fari. Sulle vette dei nostri monti sono infisse infinite croci. Non sono il segno dell’orgoglio cattolico, sono piuttosto il segno che la luce abita il mondo quando le braccia si allargano, si tendono e non restano conserte e chiuse in quell’abbraccio mortifero che coccola se stessi. Il vangelo di Gesù ci renda protagonisti coraggiosi di altruismo. Nel foglio parrocchiale di questa domenica trovate pubblicizzata un’iniziativa che terremo qui sul sagrato della nostra chiesa, ma aperta alla comunità senza etichette. Il 28 febbraio sarà l’occasione per tornare a riflettere sulla condizione di uomini e popoli in fuga che non incontrano accoglienza. Anche qui, discorsi di una sinistra clericale, o vangelo che domanda di essere preso sul serio?

Domenica 26 gennaio 2020 – III TOA

Domenica 26 gennaio 2020 – III TOA

PREGHIERE DEI FEDELI

+ Sorelle e fratelli, al Signore nostro Dio che ancora oggi ci chiama a seguire suo Figlio Gesù Cristo eleviamo la nostra supplica: Ascolta, Signore, la nostra preghiera.   

Signore Gesù, luce che brilla nelle tenebre, ti preghiamo per la conversione di noi tutti e della chiesa intera: nella domenica dedicata alla Parola di Dio, fa che sappiamo annunciare il vangelo con la forza, l’umiltà, la decisione e la tenerezza dell’amore, affinché non sia vana la tua croce. Preghiamo.

Per tutte le persone provate dalle tenebre della malattia, della sofferenza, del dolore; nella nostra vicinanza e premura, e in ogni gesto di bene che viene loro offerto, possano scorgere la tua luce e lasciarsi da essa illuminare. Preghiamo.

Nella giornata del Seminario Diocesano preghiamo per i giovani: possano provare lo stupore e la meraviglia di sentirsi “pescati” dalla rete liberante e salvifica della tua Parola e possano provare la gratitudine e la gioia di ritrovarsi a loro volta pescatori. Preghiamo.

Per tutti coloro che, in vari modi, sono impegnati nel sociale: siano solleciti a superare le divisioni che nascono da egoismi e parzialità a favore del bene comune. Preghiamo.

+ Per Gesù Cristo nostro unico Signore. Amen.

Domenica 19 gennaio 2020 – II del TOA

Preghiere dei fedeli

+ Sorelle e fratelli, preghiamo Dio nostro Padre, tenendo fisso lo sguardo su Gesù che dimora presso di lui: Esaudiscici, o Padre!

La chiesa di cui siamo membri sia nido su cui riposa lo Spirito di Dio. Sia casa che riaccende di speranza il mondo. Sia comunità di relazioni miti e accoglienti. Perché non siamo così sprovveduti da scacciare l’agnello dal nostro recinto per ospitare il lupo, o spaventare la colomba per albergare l’avvoltoio. Preghiamo.

“Per me gli ebrei si difendono difendendo tutti”. Sono le parole di Milena Santerini, nominata coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Venerdì 17 si è celebrata la Giornata del dialogo ebraico-cristiano, dal 18 al 25 gennaio si prega per l’unità di quanti credono nel Dio di Gesù, il 27 gennaio si farà memoria della Shoah.  L’uomo bandisca la violenza dei pensieri, delle parole, dei gesti quando si confronta con la diversità religiosa, culturale, politica, sociale. Preghiamo.

“Nascerà la nuova economia della bonifica, del profitto d’impresa a favore di ambiente e non a sfruttamento parassitario dei suoi beni. L’economia futura sarà virtuosa o non ce ne sarà una”, scrive Erri De Luca. L’uomo abiti il mondo amandolo, servendone l’armonia, promuovendone la bellezza. Preghiamo.

Nel corso della passata settimana abbiamo salutato Maria e ci apprestiamo, nella prossima, a salutare Maria Antonietta e Giovanni. “Per i santi che sono sulla terra è tutto il mio amore”, si prega nel salmo 15, lo stesso amore continui a legarci ai santi che già abitano il cielo. Preghiamo.

+ Per Gesù Cristo nostro unico Signore. Amen.

Domenica 19 gennaio 2020 – II del TOA – Giovanni 1,29-34

Cosa significa che sul servo si manifesta la gloria? E che sull’agnello rimane lo Spirito? Dovremmo recuperare i canti del servo sofferente e ritrovarvi già lì, è un Isaia che scrive 500 anni prima di Cristo, il legame tra servo, agnello e Spirito. Sentite: “Ecco il mio servo… ho posto il mio spirito su di lui” e ancora: “era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori”. È un Dio che non conosci quello che addita e ti mostra Giovanni perché non ti aspetti di ritrovartelo vestito dei panni di un servo, nelle sembianze di un agnello. Gesù è la versione di un Dio alquanto inedito: pacato, dimesso, quasi in incognito. Eh sì, perché quando vogliamo parlare di qualcuno che si crede chissà chi, che si dà le arie, diciamo che si atteggia a ‘Padreterno’, o che si crede ‘un dio’. E a tanti di noi che piacciono gli uomini forti, gli uomini determinati, gli uomini decisi e solidi, guardiamo con una certa diffidenza ad un Dio così altro, così diverso. I sociologi constatano e affermano che la maggior parte del popolo italiano, ma forse non siamo così diversi dagli altri popoli, vorrebbero al potere l’uomo forte più che se stesso rappresentato da uomini capaci di interpretarne il volere. Ma basta uno sguardo a ciò che sta capitando anche nella chiesa. Tutti i movimenti, palesi o viscidi, che intendono sminuire il valore di uno come Papa Francesco, sono fatti di uomini che vorrebbero una chiesa forte, non in dialogo, ancora maestra e meno madre e sorella dell’umanità di cui dovrebbe semplicemente servire il cammino. Insomma, se non te lo mostrano un Dio così, non lo vedi e non lo riconosci, semplicemente per il fatto che tutti sogniamo un’altra sorte, tutti aneliamo a ben altro rispetto allo stare dentro la nostra pelle riconciliati col poco che siamo, che resta in ogni caso il nostro tutto. Quel tutto che basta per essere casa della luce, nido in cui lo Spirito cova i suoi frutti. “Ho visto e ho testimoniato” sentenzia Giovanni. Dove scorgo, riconosco, scovo ancora il Dio di Gesù? Dove punto il dito? Forse siamo chiamati a virate decise, a capovolgimenti coraggiosi. L’agnello, che sempre Isaia, in quella visione assurda che racconta al capitolo 11 del suo libro, mette accanto al lupo e li fa stare nello stesso recinto, racconta di Dio, ne svela l’identità. Lupo ed agnello forzatamente insieme. Che non significa banalmente buoni e cattivi ma per un verso le spinte esibizionistiche e narcisistiche che vogliono mettere al mondo il lupo che posso essere e per l’altro la mansuetudine, la ragionevolezza, la placidità che intendono sovvertire le regole per abitare le relazioni, due componenti che necessariamente confliggono in noi. Chi vince? Il lupo o l’agnello? Sull’agnello la colomba. Dio abita lì. Decida l’uomo dove stare. Se ammansire il lupo o inferocire l’agnello. Se mettere paura o creare distensione. Se assalire o accogliere. Se sbranare od offrirsi.

Domenica 12 gennaio 2020 – Battesimo del Signore A – Matteo 3,13-17

Leggendo il vangelo di questa domenica, quella con cui si chiude il tempo natalizio, intravedo un legame fra Giovanni, il Battista e Pietro. Entrambi sembrano essere in difficoltà con l’acqua. Giovanni resiste a Gesù che domanda di essere immerso nel Giordano, Pietro resiste a Gesù che vuol lavargli i piedi. E tutti e due per l’onore che attribuiscono a Gesù, per il fatto che non si sentono degni, l’uno di battezzarlo, l’altro di umiliare il maestro costringendolo a mettersi ai suoi piedi. Ad un certo punto tutti e due si lasciano convincere, Pietro colpito dal solito moto di entusiasmo gli chiederà di non lavargli solo i piedi… In Gesù si manifesta un Dio che si fa uomo, un Dio che si fa servo, se questo servisse a far più uomo l’uomo, e a far più servo l’uomo… tanto meglio! Leggendo, mi sovvengono ulteriori contatti con altri passi biblici. Il battesimo al Giordano per quel Gesù che viene da una terra di confine, di margine, la Galilea, come fosse un altro Egitto mi fa pensare all’esodo e ad un popolo che finalmente approda ad una terra di libertà. Qui si aprono i cieli come allora si aprirono le acque. E Canaan non è più un posto ma una persona: Gesù di Nazaret. La libertà non è un luogo da abitare ma una relazione da vivere. La colomba che irrompe dall’alto è poi il chiaro rimando, per un verso allo spirito che aleggiava sul caos degli inizi prima che Dio partorisse il cosmo, cioè l’ordine e per l’altro alla colomba che torna da Noè con un ramo di ulivo nel becco per dire che la terra è riemersa, che la vita ancora fiorisce. La vita fiorisce là dove permettiamo a Dio di ritrovare la strada che lo porta fino a noi per ritessere legami, là dove gli consentiamo di aiutarci ad essere più uomini magari vestendo i panni dei servi dell’umanità di altri. Il battesimo intende significare tutto questo. Non è atto magico ma segno di un’umanità su cui si aprono i cieli perché irrompa il nuovo e il buono di Dio. Prima di immergermi nella lettura del vangelo di quest’oggi pensavo anche ad un’altra questione, al fatto che il battesimo ci rende popolo, ci fa famiglia. Ho avuto modo recentemente di mettere il naso in una terra in cui sembra dissolto il popolo battesimale, dove sembra che la chiesa in quanto corpo sia insignificante, se non inesistente. Corriamo lo stesso rischio? È probabile. Certo non ci interessa essere presenza che si contrappone a qualcuno, che fa muro contro il dilagare di quelle che sembrano minacce. Lo fa già certa politica e certa cultura. In forza del battesimo siamo chiamati ad essere popolo che abita il mondo con il cuore di Dio. Che non si sogna di dire di fronte alla notizia di Laurent Ani, quattordicenne morto soffocato e assiderato nel carrello dell’aereo che viaggiava da Abijan a Parigi… Beh! Avrà almeno chiesto il rimborso del biglietto? Il battesimo ci renda umanità migliore, non contro qualcuno, ma per ciascuno, e magari a partire da quanti con noi di questo popolo sono le presenze più prossime.

Domenica 12 gennaio 2020 – Battesimo del Signore A

Preghiera dei fedeli

+ Sorelle e fratelli, nel battesimo del Signore la Santissima Trinità si manifesta alla nostra umanità umiliata e ferita dal peccato. Grati per questo dono eleviamo a Dio la nostra preghiera. Padre, ascoltaci.


Padre, tuo figlio Gesù ha voluto essere battezzato da Giovanni.  Un gesto scomodo e imbarazzante. Aiutaci a ricordare che siamo fragili. Aiutaci a ricordare che con umiltà possiamo essere testimoni credibili. Preghiamo.


Padre, fa che il tuo Santo Spirito continui a discendere su tutti noi.  Fa che ci lasciamo guidare dal tuo Santo Spirito così che possiamo riconoscere le strade che portano a Te. Preghiamo.


Padre, dacci forza e coraggio per vivere secondo i tuoi insegnamenti così da essere capaci di comprendere i bisogni, le difficoltà di chi ci sta intorno. Preghiamo.

Padre, per questo nostro mondo, per questa terra in cui viviamo, perché per il benessere di tutti, il nostro stile di vita sia attento e rispettoso delle meraviglie che abbiamo a disposizione. Preghiamo.


+ Questa, o Padre, è la preghiera che lo Spirito Santo ha suscitato nei nostri cuori. Accoglila, purificala ed esaudiscila. Per Cristo nostro Signore. Amen.