Commento domenicale 17/11/2019

DOMENICA XXXIII  T.O. anno C

Poi diceva loro .. e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.” (Lc.21,5-19)

E’ uno dei brani apocalittici del Vangelo.  

Il pensiero apocalittico, in voga nel giudaismo già da un paio di secoli e al cui arsenale simbolico attinge a piene mani, è forse il maggior responsabile dell’imminente tragico epilogo della storia degli ebrei: la distruzione di Gerusalemme nel 70 quando erano imperatori Tito e Vespasiano e poi con la seconda rivolta del 123 la distruzione definitiva del regno di Giudea in un bagno di sangue. La forza degli ebrei di opporsi ai romani con sprezzo della loro vita era sostenuto dal pensiero che Dio sarebbe intervenuto a dare inizio al nuovo corso della storia in cui verità e giustizia si sarebbero imposte in un mondo nuovo.    

Man mano che crescevano l’l’orrore e la strage, aumentavano le certezze apocalittiche  degli assediati, che attendevano l’angelo sterminatore.. solo così è possibile spiegarne la resistenza esasperata” Giuseppe Flavio citato da Giulio Fripo, insegnante di Storia romana Università di Trieste in “Le Rivolte Giudaiche” Laterza 1999.  

Per ALCUNI esegeti questa attesa apocalittica della venuta del Messia è responsabile anche della croce di Gesù, “la reazione di Pilato e la condanna di tipo romano (la croce) sono un indizio che l’arrivo di Gesù a Gerusalemme era stato inteso dai suoi avversari in termini politici ..ed è lecito pensare che ciò non sarebbe successo se la predicazione e gli atteggiamenti di Gesù non avessero avuto aspetti apocalittici.” Bruno Corsani “L’Apocalisse e l’Apocalittica nel Nuovo Testamento” EDB 1996.

Buona Domenica         

Commento domenicale 10/11/2019

DOMENICA XXXII  T.O. anno C

Questa Domenica il Vangelo di Luca (Lc.20,27-38) ci racconta la controversia avuta da Gesù coi Sadducei “quelli che dicono che non c’è risurrezione”. Gesù dice che Dio non è Dio dei morti, anche se non saremo più uomini, ma saremo come gli angeli. (Lc.20,36) Gesù ci vuole dire che la beatitudine eterna non è un prolungamento di questa vita, ma sarà davvero un’altra vita.  Allora cosa pensare della “risurrezione della carne” che con fede ripetiamo nel credo ogni Domenica?

Innanzitutto non siamo corpo e anima, ma siamo “persone” un tutt’uno inscindibile fatto di carne e di spirito, di spazio e di tempo che si fa storia, un corpo che ci identifica e con una scintilla di eternità che il Signore ha voluto per tutta la sua creazione: “La creazione stessa  nutre la speranza di essere pure lei liberata dalla schiavitù della corruzione”  (Rm, 8,19,21)

Non saremo mai indistinte fiammelle sperse nell’eternità, non ci separeremo dalla nostra storia, porteremo per l’eternità il nostro vissuto gli affetti gli amori e continueremo a vivere i ricordi e noi nei ricordi … anche quello che il Signore col suo amore avrà purificato e col suo perdono reso giusto.

Possiamo quindi ben dire come il generale Massimo Decimo nel film “Il Gladiatore” nell’imminenza di un attacco: “Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità.”

Buona Domenica         

Commento domenicale 03/11/2019

XXXI  T.O. anno C

Zaccheo scendi subito.!” 

(Lc.19,1-10)

Zaccheo sale sul sicomoro perché è curioso di vedere Gesù e così vede tutto senza essere visto, se ne sta fuori, decide lui se, quando, e come coinvolgersi; se ne sta appollaiato su un ramo senza metterci la faccia (la coscienza). Gesù lo scuote: “Zaccheo scendi subito”. Scendi da quella posizione di indifferenza, di osservatore esterno e neutrale, potrei passare un’altra volta sotto di te e non alzare più lo sguardo, la vita è così.

Zaccheo in fretta è sceso e Gesù lo accoglie pieno di gioia. La risposta di Zaccheo, Luca la spiega bene in questo brano di Vangelo: ha fatto quello che sapeva fare meglio, movimentare soldi, e ha dato parte dei suoi averi,  diciamo che ha fatto la sua parte, e il Signore alla fine dirà: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza.”   

E noi? Qualcosa la dobbiamo dare o fare anche noi, non è detto sempre i soliti soldi; possiamo dare per esempio del tempo per qualcuno e a volte bastano anche le sole parole o una mano a fare, a dare un aiuto, possiamo anche impegnarci in una grande famiglia, la parrocchia che ha certo modo di valorizzare il nostro buon proposito.   

Buona Domenica

Commento domenicale 27/10/2019

DOMENICA XXX T.O. anno C

In quel tempo Gesù disse ancora questa parabola .. :”Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano… Io vi dico questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato.”  (Lc. 18,9-14)

Due uomini salirono al tempio a pregare: abbiamo bisogno di pregare; di momenti di silenzio; di porsi davanti a Dio e davanti a noi stessi …. e il Signore ascolta tutti e due.

Abbiamo bisogno di un’oasi di riflessione nel deserto del vivere moderno colmo di azioni reazioni e relazioni.      

Riflessione perché stiamo vivendo una forte pressione sociale, quasi una violenza, a conformarsi al “buon senso comune” (il Fariseo) che di fatto pretende di stabilire in campo, politico-economico, sessuale, bioetico, morale .. i principi, le “regole” e si pensa così di sollevare la coscienza (che invece esce dal pubblicano), quasi che la verità sia un fatto di “maggioranza”.   

E noi?

Noi dobbiamo pregare con tutta l’umiltà di cui siamo capaci, pensando che chi alla fine si giustifica da solo, non farà mai l’esperienza di “tornare a casa giustificato”.

Buona Domenica    

Commento domenicale 20/10/2019

Domenica XXIX T.O.  anno C.

Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: “C’era in una città un giudice .. c’era anche una vedova..”

(Lc.18,1-8)

La fedeltà alla preghiera non è facile soprattutto nei momenti del silenzio di Dio, nel tempo dell’aridità ed oscurità.

Preghiera è parola umana che attinge al riso e alle lacrime degli uomini e si snoda per le strade tra le speranze e le paure, è una reazione talora gioiosa, altre volte sofferta, fiduciosa ma anche drammatica e supplice, movimentata dai grovigli della vita quotidiana e rasserenata nell’emozione interiore di parlare con Cristo. La preghiera è una disposizione dell’animo universale per credenti e gli agnostici ancora capaci di stupirsi e sperare di andare oltre le cose, verso il segreto che è in esse, che è nell’uomo.

Come la Parola di Dio dev’essere cercata nell’interno della trama della storia così anche la preghiera, la risposta dell’uomo a Dio che lo chiama, si spalanca sull’esistenza umana sui lutti e sulle feste. In un attimo il brusio delle strade delle città si attenua, ma non si spegne, nulla è dimenticato in una tensione che rinnova l’eterno interrogativo: “Fino a quando Signore starai a guardare?” (Sal.35,17).         

Ma al grido costante dell’uomo rivolto a Dio che scaturisce dalla durezza e dall’incomprensione di un destino umano spesso nella storia assurdo e indecifrabile, oggi Luca ci dice che c’è un Dio che “fa giustizia dei suoi eletti.”, un finale di speranza e fiducia nella paternità di Dio.    

Buona domenica.

Commento domenicale 13/10/2019

Domenica XXVIII T.O.  anno C.

Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il Signore aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest’uomo, forte e coraggioso, era lebbroso.  … Egli dunque partì, prese con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro, e dieci cambi di vestiario..”

(Secondo Libro dei RE cap.5)

E’ una storia che racconta della povertà dell’essere uomo e di come la salvezza di una vita a volte passa attraverso una profonda amarezza e umiliazione. Naaman dal piedestallo della sua dignità di vicerè di Siria si umilia davanti ad un servo perché il profeta che lo dovrebbe guarire nemmeno lo riceve. Si rende conto che i dieci talenti d’argento e l’oro non gli servono a nulla e dall’orgoglio della sua posizione con un atto di vera conversione arriva alla luce della verità e della gioia. “Ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele..”  

Il benessere dell’uomo contemporaneo che sa tutto sui cibi e sui vestiti, sulle mode e sui consumi, non è più in grado di porsi le domande autenticamente “religiose” che artigliano la coscienza, non sa più scoprire il senso della vita, le radici dell’essere, la via del bene e quella del male, la meta dell’esistenza. Conosce il prezzo di tutto ma ignora il valore vero del bene. Abbiamo bisogno anche noi di scendere dal nostro piedestallo per lasciarci interrogare dalla vita, per riconoscere nei valori autenticamente cristiani la luce, la verità e la gioia della vita.

Buona domenica.

Commento domenicale 06/10/2019

XXVII Domenica T.O.  anno C

Servo inutile..”     (Lc.17,5-10)

L’esperienza dell’inutilità. C’è un proverbio che dice “Un padre mantiene sette figli e sette figli non riescono a mantenere un padre.” Penso che sia un’esperienza genitoriale comune perché quel padre non fa altro che fare quello che “deve” fare. E’ il servo che ha lavorato tutto il giorno nei campi e una volta rientrato a casa deve ulteriormente mettersi al servizio del proprio padrone.

Ma il Signore vuole insegnarci un’altra cosa: Dio, nostro padre, sa bene chi è l’uomo e in quello sguardo non c’è tristezza per l’attesa del risultato, non c’è inutilità: è l’attesa del perdono. Quello che conta è il percorso come ci insegna anche Papa Francesco: “dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi.”. Oggi viviamo tempi di trasformazione per la fede e la morale in rapporto con la libertà individuale (la sessualità e l’identità sessuale, la bioetica, i rapporti sociali) e tutti siamo chiamati a dare ragione del nesso tra libertà umana e verità cristiana.

Unico faro sia il processo di cui noi siamo sicuri, l’amore per la vita, ogni anelito di vita, anche se spesso ci sentiamo servi inutili, ma se noi cristiani dobbiamo imitare il Signore allora dobbiamo sapere che quello di Dio non è un conteggio né un calcolo, lui non si rassegna mai, Dio è un padre che non smette mai di perdonare e attendere.

Buona domenica.       

Commento domenicale 29/09/2019

Domenica XXVI  T.O.  Anno C   

C’era un uomo ricco …”  (Lc.16,19-31)

Questa Domenica il Vangelo ci presenta ancora il tema della ricchezza con la parabola del ricco epulone e di Lazzaro: e che male c’è nell’essere ricchi? Nessuno e non sta scritto che io debba disprezzare i beni.

E che merito c’è nell’essere poveri? Nessuno, nel Libro dei Proverbi leggiamo: “Signore non darmi povertà ..” (Pr.30,8)

Non c’è condanna per vestire di porpora e di bisso e a banchettare. Anche Gesù aveva una tunica preziosa, giocata a sorte dai soldati, non disdegnò il profumo di nardo purissimo, gli piacevano i banchetti e riposarsi dall’amico ricco: Gesù però ha usato i beni e non si è lasciato usare.

La colpa dei ricchi, come il ricco epulone della parabola del Vangelo di oggi, sta quando non si accorgono che a fianco a loro vive una moltitudine di bisognosi, di poveri e sono proprio questi ricchi che diranno “Signore quando mai ti abbiamo visto assetato, affamato e povero . …” . (Mt.25,44)

Il Vangelo di oggi vuole mettere a nudo proprio questa indifferenza alle ingiustizie.

E noi?

Noi dobbiamo fare la nostra parte, coi fatti: con la carità che non sia solo elemosina; con le parole in ogni occasione; con le azioni e l’impegno anche politico a favore per esempio di quelle moltitudini del terzo mondo di cui oggi tanto si parla, genti disprezzate e verso le quali si fa ancora troppo poco.

Dimenticare l’uomo nell’indifferenza di tutti è dimenticare Dio, .

In verità, vi dico: tutto quel che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l’avete fatto a me.   (Mt.25)

Buona Domenica     

Commento domenicale 22/09/2019

Domenica XXVI Tempo Ordinario anno C

“Il Signore mi disse: “Ascoltate voi che calpestate il povero… il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: “Certo non dimenticherò mai le loro opere.”  (Dal libro del profeta Amos)

La veemente denuncia di Amos colpisce con sarcasmo le vergogne delle alte classi di Samaria. Il Signore non è stato indifferente e affiderà il suo giudizio alla mano degli Assiri che rasero al suolo quei palazzi.

Anche ai giorni nostri le società ricche occidentali negano solidarietà alle genti seconde e nessuno pensa ad una giustizia, che per tutti un tempo era “divina”.

Sono società trincerate dietro i propri privilegi e negano la giustizia sociale ai secondi o terzi invocando il “prima noi”, ma una società capace di dire di no deve far paura, indipendentemente dallo spirito religioso, dal divino, perché così facendo prima o poi un no sarà riservato anche a me. La tolleranza e l’intolleranza verso le genti seconde, verso i bisognosi o i “diversamente abili” o semplicemente le persone dipendenti da tutto e da tutti ci deve riguardare da vicino perché un giorno anche noi lo saremo, perché tutti diventeremo vecchi e tutti noi chiederemo la disponibilità degli altri, chiederemo tolleranza: amore.

Buona domenica

Commento domenicale 15/09/2019

XXIV  DOMENICA  T.O.  anno C     

Gesù disse loro questa parabola: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? “   (Lc.15, 1-1)

Con le parabole Gesù intende spiegare proprio l’alterità di Dio, il totalmente altro, Gesù è radicale nel dirci chi è Dio, a dirci che tra noi e lui ci sono cieli di distanza e noi possiamo solo intuire, comprendere il suo amore con empatia, con Fede più che con il ragionamento: non possiamo ragionare sul “Perdonate settanta volte sette”, o “fate del bene a coloro che vi odiano…”

Nelle parabole vengono amplificate le storie fino a diventare assurde; un seminatore va a seminare e semina sui sassi nei rovi sulle strade … non ha nessun senso, solo Dio si comporta così ed è già un messaggio immenso; se vuoi Dio lo incontri, perché si fa trovare ovunque, c’è sempre qualcosa (un seme) che parla di lui. E qual è quel pastore che lascia le 99 pecore nel deserto (Matteo dirà nei monti) per andare non sa nemmeno lui dove, in cerca della pecorella smarrita? Il senso non è lasciare le 99 pecore al sicuro .. ma per il Signore anche l’ultimo peccatore (pecorella smarrita) è importante, ma solo Dio si comporta così; il nostro Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti e se per un po’ chiudiamo gli occhi ci accorgiamo che forse il Signore sta cercando anche noi, anche me.

Buona domenica