FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE.

Oggi commentiamo un versetto della prima lettura.

(Gènesi 3,9-15-20)

Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero il Signore Dio lo chiamò e gli disse: “Dove sei?”. Rispose; “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché ero nudo e mi sono nascosto.”

L’uomo e la donna sono creati da un soffio di Dio per essere in relazione con Dio stesso e con tutta la creazione: tutto è stato loro donato, il giardino l’alterità, la relazione, ma con un limite, l’”albero”. Ma l’”uomo” di ogni tempo (possiamo leggerlo come il peccato originale cioè che riguarda tutti gli uomini), sogna l’illimitatezza, l’onnipotenza il completo godimento; non gli basta il dono vuole possedere per essere, e così da “Dio è amore” lo trasforma in “L’amore è Dio” (Feuerbach): divinizziamo le nostre effimere esperienze.

Anche Eva, da bellezza della relazione e della sessualità, diventa oggetto di possesso e la sessualità ora diventa paura .. “..e mi sono nascosto” e la nudità sarà percepita come vergogna “allora si aprirono gli occhi di tutti due”. Per l’uomo che rifiuta il limite è un rifiutare la propria umanità, la vita voluta da Dio per l’uomo, e l’unità e la bellezza della sessualità, che prometteva la gioia dell’incontro, “adesso sì che è carne della mia carne..” diviene, lungo i secoli della storia, traversale nelle culture e anche oggi, coscienza di debolezza e minaccia, diventa paura, violenza.

Buona domenica

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