TERZA DOMENICA DI AVVENTO anno A

Alla fine di ogni Lettura della S.Messa il lettore proclama: “Parola di Dio”.

In principio era la “Parola” dice Giovanni nel “prologo” del suo Vangelo, un maestoso inno che esalta l’incarnazione del Logos cioè della parola perfetta e suprema di Dio: il FIGLIO.

Il Signore da infinito si è fatto bambino (è Natale!), lui che è al di fuori di ogni tempo si è fatto storia per l’amore dell’uomo; Dio é “parola” una cosa così piccola che appena pronunciata è già finita.

Per l’uomo la parola sta a significare che non siamo il fondamento di noi stessi, parola è differenziazione è alterità è comunione è relazione è liberazione dal desiderio di morte del possesso; la parola infrange il cerchio del simile a sé, dell’autosufficienza. Siamo fatti ad immagine di Dio e là dove l’uomo perde la parola e con essa la relazione con l’altro, che poi Gesù chiamerà “amore”, Dio non c’è più e non c’è nemmeno l’uomo . Ora pensiamo come spesso viene gettata volgarmente in faccia al nemico, al rivale, al diverso … per un utilitarismo economico spacciato per evoluzionismo sociale perdendo così quella sua spiritualità capace di dare voce all’essere umano.

Buona domenica

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