V Domenica di Pasqua – anno  C

Figlioli vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri…”   (Gv. 13-34-35)  

Un giorno un poeta scrisse: “Ho commesso il più grande dei peccati: non sono stato felice.”

Se ci fermiamo un attimo a riflettere su noi forse questo peccato rispecchia anche la nostra vita, ed è un vero peccato perché è l’unica vita che abbiamo.

Essere felici significa realizzare l’umano, è il fine di ogni persona e nessuno può dirsi del tutto indifferente. Per Epicuro la felicità si realizzava rincorrendo il piacere, per altri attraverso la trascendenza: i beni di ordine spirituale come la scienza o la virtù.

Gesù ci racconta che felicità è l’amore dato e ricevuto “gli uni gli altri”. (Fa pensare lo sbilanciamento di Gesù verso l’amore per gli altri quasi dimenticandosi dell’amore per Dio)

Sappiamo però che ogni nostra azione e volontà si fondano su beni, materiali o trascendenti, che sono finiti, limitati quindi il “non è possibile essere felici” forse è vero, ma possiamo provarci.

Lo scarto con la felicità piena l’avremo solo oltre il presente quando liberi da ogni condizionamento godremo della presenza e della vita stessa di Dio Questa è la nostra speranza, la nostra fede: Signore dammi la fede.

Buona Domenica