San Giuseppe, 19 Novembre 2017

Domenica XXXIII del T.O.

..servo cattivo e pauroso..” (Mt.25, 14-30)

Dice il Signore nella parabola dei talenti del vangelo di oggi a chi non ha duplicato il capitale (talento)affidatogli.

Questa parabola è cara all’etica del capitalismo: i talenti (capitali) sono da far fruttare, l’abbondanza è segno di benedizione divina, l’indigenza di maledizione!

In realtà i talenti rappresentano l’amore, la grazia che il Padre ha verso di me, che deve “duplicarsi” nella mia risposta d’amore verso il prossimo, è un “dover fare” di tutti! non solo del cristiano, se riflettendo diciamo che il bene, il bene che rappresenta Dio, è dentro  nell’animo umano.

–         Nel Corano si legge “Allah (Dio) ti è più vicino della vena giugulare”

–         S. Agostino “Signore eri così vicino a me e nemmeno me ne accorgevo”

E ritornando sui talenti un detto di un mistico islamico medievale  ricorda che “la fede ha tre dimensioni: fede è parola della bocca, fede è verità col cuore, fede è opera coi fatti.” (citazione del Cardinale Gianfranco Ravasi)

I talenti non sono doti naturali, ma la coscienza della grazia di Dio Padre, corretta coscienza che ti fa dire che tutto quello che ho e sono l’ho ricevuto in dono.

Ora chi non ama distrugge la sua vita e forse non lo sa, perché in lui muore l’amore ricevuto; è  fuori, dove invece del sorriso c’è solo tenebra.

Buona Domenica