Domenica 20 Gennaio torna e rivive in alcuni dei nostri paesi la tradizionale  “Benedizione degli animali”, in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate che da calendario cade il 17 gennaio.

La festa di sant’Antonio Abate trae le sue origini nelle radici antropologiche della civiltà contadina di questi luoghi, un culto tramandato da generazioni e conservato con freschezza e autenticità, lungo il corso della storia. Secondo la tradizione e sulla base di antiche leggende, durante la notte di Sant’Antonio Abate agli animali è data la facoltà di parlare.

Gli animali ci offrono il loro aiuto nel lavoro, nella vita famigliare dando affetto, compagnia e sollievo.

Questa tradizione rivive e rivela la cura divina per ogni creatura vivente, il Signore dirà a Noè: “Di ogni animale puro prendine con te sette paia, maschio e femmina: degli animali impuri un paio, maschio e femmina. Anche degli uccelli del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra” (Genesi 7,2-3)

Già allora, Dio non abbandona gli animali.

Paolo VI credeva nella vita eterna delle bestie, Benedetto XVI un po’ meno, e Papa Bergoglio? Papa Francesco, citando San Paolo ha lasciato intendere che anche gli animali saranno in cielo. “La Sacra Scrittura ci insegna che il compimento di questo disegno meraviglioso non può non interessare anche tutto ciò che ci circonda e che è uscito dal pensiero e dal cuore di Dio”: un giorno ha ricevuto i cuccioli maltrattati, come San Francesco. 

Se abbiamo ancora dubbi rileggiamo il Salmo 36 che recita: “Uomini e bestie Tu salvi, Signore”.

Buona DOMENICA