Commento domenicale 20/09/2026

Pubblicato da Edoardo Amadio il

20/09/2026   DOMENICA  XXV  T.O. anno A   

Ricordo che quando frequentavo teologia si diceva che spesso il pensiero che abbiamo noi della morale è quello dei nostri padri o dei nostri nonni. Oggi, invece, la Chiesa vive una sensibilità diversa, anche se sono ancora pochi i sacerdoti che hanno il coraggio di parlarne apertamente. Papa Francesco ci ha ricordato una frase che ha fatto il giro del mondo: «Chi sono io per giudicare?».

In questi giorni si parla spesso di “fine vita” e di “aborto” e si vuole discutere sui principi inalienabili della morale più che sulla vita concreta delle persone. Sono argomenti tremendi e terribili, perché dietro queste parole ci sono persone con le loro storie, le loro paure e le loro sofferenze reali.

Spesso, però, il pensiero severo di una morale ormai superata, che molti fedeli hanno ricevuto e continuano a ripetere, si basa su vecchi insegnamenti, frasi fatte, slogan o contrapposizioni ideologiche. E non sempre corrisponde alla sensibilità e all’insegnamento attuale della Chiesa.

E così diventiamo vecchi portando nel cuore la paura: «Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà». Si sa anche che è facile per tutti parlare di cure palliative, di accoglienza e di accompagnamento delle persone in difficoltà, quando nella vita reale queste parole rischiano spesso di rimanere soltanto parole.

Non possiamo cavarcela dicendo semplicemente: «La vita è sacra», e poi chiudere gli occhi davanti alla sofferenza, perché così facendo rischiamo di prolungare la morte e non la vita. Allo stesso modo, non possiamo chiudere gli occhi e pronunciare un giudizio davanti alla decisione di una donna che sta vivendo una scelta drammatica.

Non sempre un aborto significa negare il diritto alla vita, negare un valore o, peggio ancora, banalizzare la vita o considerarlo un diritto qualsiasi. Dietro quella scelta può esserci una storia che non conosciamo, una sofferenza che non abbiamo il diritto di giudicare.

Noi dobbiamo essere vicini a quella persona.

Non voglio portare esempi dolorosissimi e fin troppo facili da comprendere. Ma pensando a quelle persone, in tutta sincerità, non me la sento di gridare: «La vita è sacra».

Diteglielo voi.

Io penso che prima di tutto dobbiamo essere vicini a quella persona. Dobbiamo avere pietà o, meglio ancora, amore verso chi sta vivendo situazioni drammatiche.

La vita è il primo valore, ma esistono anche altri valori: la libertà, la responsabilità, la dignità, l’amore e la sofferenza delle persone coinvolte.

Prima viene la persona.

E di assoluto c’è solo Dio.

Il Vangelo e la Chiesa ci chiedono qualcosa di più difficile dei giudizi: ci chiedono di stare accanto alle persone.

Buona domenica.

Categorie: Commenti domenicali

0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *