Commento domenicale 27/09/2026
27/09/2026 XXVI Domenica del T.O. anno A
Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì Signore. Ma non vi andò. (Mt 21 28-32)
Il problema che suscita oggi il Vangelo è che ci sono anche molti che credono con le parole, come il secondo figlio che dice “Sì Signore” e poi vivono come se Dio non esistesse. Qui il Vangelo ci mette davanti ad uno specchio perché è possibile dire molti “sì” a Dio, nelle preghiere, nelle parole, nelle celebrazioni. Ma poi, quando arriva il momento delle scelte, di perdonare, di aiutare, di rinunciare, di accogliere una persona che non ci piace, di avere il coraggio di adoperarsi per le verità in cui crediamo, il nostro “sì” può rimanere soltanto una parola.
Oggi la vera difficoltà di essere cristiani è riuscire a vivere ciò che diciamo di credere. Benedetto XVI diceva che il cristiano vive in una società con “ateismo pratico” che non necessariamente significa vivere dichiaratamente senza Dio, e Paolo VI includeva gli “atei ben pensanti”. Il tema di oggi riguarda il credente praticante, quando Dio rimane solo nelle parole e nelle celebrazioni. Il problema non è credere o non credere, Sant’Agostino diceva, in modo provocatorio, che anche il demonio crede in Dio. La domanda vera è: che cosa produce nella nostra vita quel Vangelo nel quale diciamo di credere?
Dal secolo scorso, nelle società, continua un forte processo di secolarizzazione, all’insegna di una crescente autonomia dell’uomo, con la conseguente crisi dei valori, e un valore autentico non può essere in contrasto col cristianesimo, e allora il pericolo, come diceva Benedetto XVI, è che la corsa verso ciò che dovrebbe liberare l’uomo finisca per legarlo a degli idoli.

BUONA DOMENICA
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