Commento domenicale 11/10/2026
11/10/2026 XXVIII Domenica T.O. anno A
“L’uomo non è mai una cosa”.
Da “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, a.d. 1764.
Nonostante le contrapposizioni politiche c’è ancora una barbarie “quotidiana”, l’orrore della “pena di morte”, che accumuna stati molto diversi tra loro: Iran, Cina, Stati Uniti, Arabia Saudita, Yemen, Egitto, Kuwait, Somalia.
Orrore capace di generare, se possibile, altri orrori ancor più grandi.
La Chiesa cattolica, con le dovute precisazioni, aveva nel suo magistero ammesso e riconosciuto tale principio: “Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo per la tutela del bene comune. (Inizio dell’art.2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica).
Dobbiamo attendere Papa Francesco nel 2018 per avere la nuova formulazione dell’art. 2267 del Catechismo, che rappresenta uno sviluppo radicale, rispetto al precedente insegnamento. A dir il vero anche Giovanni Paolo II aveva fortemente ristretto i casi nei quali la pena di morte poteva essere considerata ammissibile, osservando che, nelle condizioni attuali, tali casi erano ormai “praticamente inesistenti”.
La Congregazione per la Dottrina della Fede spiega infatti che questo sviluppo della dottrina nasce soprattutto da una «coscienza sempre più chiara» del rispetto dovuto a ogni vita umana e dalla consapevolezza che anche chi ha commesso crimini gravissimi non perde la propria dignità: l’ art. 2267 continua… Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona», e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo.
Sviluppo del pensiero e della dottrina, dunque, ma anche una coscienza collettiva, civile, internazionale sempre più chiara.
L’uomo, anche il reo più feroce, non è mai una cosa.
“Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”. Sono parole che esprimono perfettamente la logica della “Gaudium et spes”, e che invece furono scritte da Cesare Beccaria nel 1764, e prontamente messe all’indice.
Buona domenica

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