Commento domenicale 01/03/2026

Pubblicato da Edoardo Amadio il

01/03/2026   II Domenica di Quaresima anno A

Nella prima lettura leggiamo la vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio, ma anche padre degli ebrei e dei musulmani, di lui il Signore disse: “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra.” Abramo è il nostro padre nella fede e sul monte Moria (il monte Sinai, dove Dio appare e si fa riconoscere a Mosè, e il monte Moria si identificano), su quel monte Abramo si trova di fronte alla prova più ardua della sua fede. Dio lo invita quasi a smentire se stesso: Isacco non era forse il figlio della promessa e quindi il dono di Dio per eccellenza? Come andare contro la promessa di Dio per ordine dello stesso Dio, uccidendo Isacco, vanificando così il senso della divina promessa? Abramo deve credere in Dio correndo il rischio estremo, il rischio dell’assurdo, perdendo tutte le precedenti ragioni del credere, comprese le ragioni che confermavano la sua fede, cioè il figlio suo, dono di Dio. In quel momento non c’è ormai alcun valore evidente di fede che possa aiutare Abramo in quel pellegrinaggio verso l’assurdo e per questo il monte Sinai/Moria diventa il paradigma del vero credere. Il gesto che Dio fa sul monte Moria vuol significare dunque che il credere deve essere frutto totale e assoluto di una decisione libera dell’uomo, non dipendere cioè dall’aver ricevuto dei doni, con la relativa certezza di un dare/avere.

Fede non è assurdità, ma estrema libertà, gesto umano oltre ogni sapienza umana per avvicinarsi al pensiero dell’assoluta libertà che è solo divina.   

Buona domenica

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