Commento domenicale 05/10/2025
05/10/2025 XXVII Domenica T.O. anno C
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare. ” (Lc 17,5-10)
Oggi il Vangelo si apre sul tema della fede, che anche se piccola come un granello di senape, è capace di ribaltare il mondo, i destini della storia, così come trapiantare nel mare ciò che può vivere solo sulla terra, come il gelso.
“Accresci in noi la fede, Signore!”; è un coro.
Ma come vivere la nostra fede? Viene spontaneo per la concretezza umana pensare ad un dare avere anche verso Dio, ma molto serenamente, Gesù ci propone la parabola del “servo inutile”. La religione ci sta dicendo non è questione economica e il rapporto tra Dio e l’uomo non è fatto di clausole, diritti e doveri di una giustizia ben precisa. Fede è donarsi con amore, e l’amore non accampa nessun diritto: chi ama, ama e basta.
La Chiesa vive un tempo sinodale (in attesa di una riforma) da dieci anni, forse meglio dire da sessant’anni, quando il Vaticano II suggeriva al mondo una Chiesa in apertura, missionaria, dirà Papa Francesco, in cui nessuno deve esigere prestigio o dignità maggiore perché offre prestazioni più importanti.
“Deus caritas est” e Dio non pretende nulla da noi, si limita a dire ti voglio bene e sono pronto a prenderti per mano, qui, ora, e a risollevarti.
Dobbiamo davvero pregare: “Signore accresci la nostra fede.
Buona domenica

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