Commento domenicale 11/05/2025
11/05/2025 – IV Domenica di Pasqua C
In quel tempo disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.” (Gv 10,27-30)
Nell’Antico testamento Dio stesso viene rappresentato come un pastore: “Il Signore è il mio pastore non manco di nulla” (Sal.23,1). Gesù è un pastore speciale che lascia le 99 pecore nel deserto (Matteo dirà sui monti) e poi va, non sa nemmeno lui dove, in cerca della pecorella smarrita. Il deserto ci ricorda il popolo ebreo uscito dalla schiavitù dell’Egitto, che visse nel deserto per quaranta anni, (quaranta significato simbolico di tutta una vita) prima di entrare nella terra promessa. Nel deserto attraverso pericoli e difficoltà il popolo si è purificato, il deserto è il tempo della sincerità, della verità della vita, del saper darsi una mano per sopravvivere, dividere quello che si ha perché solo insieme si superano gli ostacoli.
Poi il Signore rincorre anche l’ultimo peccatore (la pecorella smarrita), ma solo Dio, il buon pastore del Vangelo di oggi, si comporta così: “Il Signore vuole che tutti gli uomini si salvino..”. (Timoteo 2,4)
Nell’Apocalisse leggiamo: “...La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.” (Ap 12,,6)
Gesù non è venuto a risolverci i problemi, non ha trasformato i sassi in pane, non ci ha promesso che non avremo avuto sofferenze e difficoltà, ma non ci lascia soli, ci accompagna nel deserto che a volte è la vita, ci chiede di credere in Lui di abbandonarci nelle sue mani e ci ha promesso che sarà sempre accanto a noi tutti i giorni (Mt 28, 16-20), questa è la nostra fede.
Buona domenica
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