Commento domenicale 15/03/2026

Pubblicato da Edoardo Amadio il

15/03/2026  IV Domenica di Quaresima anno A

Forse per Giovanni quell’uomo senza nome, quell’uomo “generato” misero e cieco, è davvero l’immagine e la proiezione di tutti gli uomini, di tutte le miserie e cecità della creatura umana.

Cecità, come limite dell’uomo, della vita, e non potrebbe essere diversamente, siamo creature, e come diceva San Francesco: “..nullo homo può skappare”. Ma se per la parte del corpo poco possiamo fare per modificare il nostro essere, per rincorrere la felicità e realizzare la nostra vita, molto possiamo fare e agire dentro di noi (lo diceva Epicuro cinquecento anni prima di Cristo) dalla parte “spirituale”,  come uomini e donne pulsanti verso la felicità. Non ci sono altri modi per salvarsi, per vivere in pienezza, se non realizzare l’umano che è in noi e Gesù non è venuto per aprire scuole teologiche che spieghino il male del mondo: Gesù è venuto a togliere il male dal mondo a ricostruire un uomo nuovo, una novità di vita, il nuovo Adamo.

Buona domenica  

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