Commento domenicale 17/05/2026
17/05/2026 ASCENSIONE del Signore Anno A
Due minuti di rito e liturgia.
Alla Messa si ascolta il Vangelo, all’ambone il sacerdote termina la lettura con l’acclamazione “Parola del Signore”, alla quale tutti rispondono, “Lode a te, o Cristo”, poi il sacerdote bacia il libro, dicendo sottovoce: “La parola del Vangelo cancelli i nostri peccati”. (Ordinamento generale del messale n. 134).
Questa preghiera detta sottovoce, come altre durante la Messa, sono chiamate anche “private”, ma di privato non hanno nulla, nella Messa non c’è nulla di privato, tutto è comunione di preghiera, tutto è liturgia.
Mi viene in mente il rito del “lavabo” con cui il Sacerdote si lava le mani prima dell’offertorio. Nel “Vetus Ordo”, la messa in latino, il rito prevede che il sacerdote si bagni solo i “pollici e indici di ambedue le mani” dicendo: “Lavabo inter innocentes manus meas et cir-cumdabo altare tuum, Domine…, “ Io voglio lavare le mie mani, o Signore, e rendermi simile a coloro che sono nell’innocenza… Certamente dà più senso al rito, anche solo visivamente, un lavaggio più copioso delle mani (i riti devono “significare” gli atteggiamenti interiori a cui ci vogliono educare). Il sacerdote, dopo la riforma liturgica, similmente alla messa in latino dice: ”Purificami, Signore, da ogni mia colpa, da ogni mio peccato”, il sacerdote lo dice per sé, ma lo dice anche per noi: é un secondo atto penitenziale.
Nella Messa tutto è liturgia, tutto parla del Signore non c’entra nulla l’igiene, anche se storicamente, “Il lavabo” veniva fatto dopo l’incensazione.
Buona domenica

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