Commento domenicale 22/02/2026

Pubblicato da Edoardo Amadio il

22/02/2026   – Domenica  –  Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo                       

Con l’atto penitenziale ogni fedele si riconosce peccatore e confessa le proprie colpe a Dio e ai fratelli e sorelle. Alla fine del “confiteor”, come descritto nel -Rito della messa- segue l’assoluzione del sacerdote: “Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna“. Il popolo risponde: Amen.

Allora vengono perdonati i peccati?

Se c’è pentimento sincero, il perdono è un perdono autentico per quanto riguarda i peccati veniali della vita quotidiana.    

Sì, è chiaro, altrimenti le parole della liturgia non hanno senso.

Allora non c’è più bisogno di confessarsi?

Nel catechismo al numero 1456 leggiamo: “Si devono confessare tutti i peccati gravi non ancora confessati che è l’unico modo ordinario per ottenere il perdono.” Al numero 1457 c’è scritto inoltre che il fedele consapevole di peccato grave deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima della comunione (ha inoltre l’obbligo di confessare i peccati gravi almeno una volta all’anno).

Il peccato grave, detto anche mortale, è un’altra faccenda dalle venialità della vita quotidiana, non è una esclusione formale (scomunica) che ti esclude dalla comunione dei fedeli, Chiesa, ma è una separazione dalla grazia e interrompe la piena comunione con la Chiesa. A questo punto il fedele ripristina la piena comunione ed unione con la Chiesa, attraverso la Chiesa, in modo individuale e personale con la confessione individuale. Non più quindi il noi dell’atto penitenziale, (..perdoni i nostri peccati..) ma il sacerdote dirà: Io ti assolvo dai tuoi peccati, da tutti i tuoi peccati in particolare da quelli che ti hanno separato da Dio e dai tuoi fratelli, la Chiesa.

L’atto penitenziale all’inizio della messa non è l’assoluzione sacramentale propria del sacramento della riconciliazione, ma rimane uno dei molteplici e autentici modi di ricevere il perdono di Dio per i peccati detti leggeri dell’esistenza quotidiana, come l’Eucarestia. Leggiamo sempre nel Catechismo al numero 1394, i frutti della santa Comunione: “Fortificandoci nella carità, cancella i peccati veniali e ci preserva in futuro dai peccati mortali.”    

Buona domenica

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