Commento domenicale 25/01/2026

Pubblicato da Edoardo Amadio il

25/01/2026   III Domenica T.O.  anno A

Papa Francesco nella sua prima omelia davanti a vescovi e cardinali, ma vale per tutti noi, disse che per dirsi cristiani occorre “seguire Cristo nella carità e nel perdono”.

Cosa voleva dire?  E’ semplice, o sei formato nella tua persona e nella tua coscienza, alla voce e alla parola del Signore o la tua coscienza si forma, come la tua persona, ad altre voci, la voce di altri che non è Cristo.

E’ fondamentale formare la coscienza sui valori e principi cristiani, che non sono solo il non uccidere o il non rubare o altri come declinati dai dieci comandamenti. L’osservare anche puntigliosamente la legge di Mosè, i dieci comandamenti, non è aver maturato granché di coscienza cristiana, tantomeno il solo credere in Dio; anche il demonio crede in Dio.

Papa  Francesco indica il perdono e la carità quali valori-identità cristiani.     

Allora parliamo di perdono, che Paolo chiama charìzomai e si riferisce alla charis (grazia) da cui risuona la nostra parola “carezza”; un perdono, qualsiasi perdono quindi è come una carezza di Dio verso di noi, e come non pensare alla prima parola di Gesù sulla croce: ”Padre perdona loro…”, il perdono di Dio diventa poi il compito affidato a noi.

Ogni aspetto della nostra vita può essere motivo di perdono. Un torto, una violenza, un’infedeltà ..  

Dice in una canzone Celentano “quando ci sei c’è troppa luce…”, poi continua, “ma se tradisci non perdono”, quasi fosse una questione di giustizia. Fai quello che vuoi Celentano.  

Diciamo che per noi cristiani, che del perdono e dell’amore abbiamo il primo impegno di vita, il perdono ha un peso e una valenza particolare: diventa la prova della nostra fede.

Buona domenica

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