Commento domenicale 31/08/2025
XXII DOMENICA T.O. ANNO C
Quando non sai cosa dire ci metti dentro Dio.
“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!” (Giobbe, 1,21)
Questo pensiero è da sempre successivo ad un atto di fede: “il mondo insieme alle sue leggi, non è indipendente, ma creato. Chi l’ha creato è il suo Signore, ed Egli attesta la sua Signoria proprio nell’abolire, quando gli sembra bene, la legge di natura, la verità garantita dal Creatore.” (Romano Guardini.)
Se Dio non potesse modificare con una sua libera iniziativa e non per questo distruggere l’ordine del mondo, ma trovare invece un più elevato adempimento, non sarebbe Dio. Da qui a chiamare Dio in causa direttamente per ogni avvenimento il passo è breve, e a prima vista sembra, per chi lo dice o pensa, un segno di grande fede.
La teologia insegna che esiste l’inspiegabile legato all’uomo e la natura, il miracolo, ma che “..in un certo senso lo si può dire: di fronte alla libertà dell’uomo Dio ha voluto rendersi “impotente””. (Giovanni Paolo II -Varcare la soglia della speranza – A.M.E.1994)
Dio ha dato la vita e contemporaneamente la morte, inevitabile destino di tutte le creature, ma quello che ci sta nel mezzo non è più opera di Dio, ma dell’uomo, degli uomini, capaci di decidere della vita e pure di incidere e modificare il corso della creazione, la natura in cui viviamo. Ed è quello che fa grande l’uomo, la sua dignità e contemporaneamente la sua responsabilità. Fede non vuol dire allora “credere” che tutto quello che accade sulla terra sia volontà del Signore: “Il Signore non è nell’avvenimento, ma è vicino all’uomo nell’avvenimento”. (Varone François)
Fede è altro, fede significa credere che il Signore Gesù in forza della sua divinità è vivo ed è vicino ad ognuno di noi nei momenti felici e meno felici della nostra vita; fede è credere che non siamo soli, ma che lo Spirito che il Padre ci ha dato saprà darci la forza il calore e la speranza ogni qualvolta lo invochiamo.
Qui di seguito una stupefacente preghiera di Etty Hillesum dal campo di concentramento di Auschwitz: “Si mio Dio, sembra che tu non possa fare molto per modificare le circostanze attuali, ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi ad ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.
Buona domenica
0 commenti