19 settembre 2021 – 25° domenica TOB – Marco 9,30-37

Pubblicato da emme il

La passione e la ragione. Ieri sera partecipavo ad un incontro organizzato a Santa Croce in occasione dell’anniversario dantesco. Più volte, nell’interrogare Dante, è emerso che passione e ragione possono essere il motore delle scelte che compiamo ma mentre la passione potrebbe abbagliarci e far nascere guerre e liti (Gc 4,1), la ragione, che l’apostolo Giacomo chiama sapienza, ci fa puri, pacifici, miti, arrendevoli, pieni di misericordia, imparziali, sinceri. Passionali o sapienti, cosa siamo? La passionalità fa dire a qualcuno, circa il delitto di Valdimolino, beh ma se Alessandra è morta è sicuramente perché c’era qualcosa tra lei e il suo assassino, un po’ se l’è cercata. L’ha rifiutato e non poteva che ucciderla. La sapienza cosa ci fa dire? Che queste cose non possono succedere; che in virtù del desiderio, della passione, si uccida e, guarda un po’, l’ultimo, il fragile, non è ammissibile. Mi piacerebbe sapere quante sono le donne che possiedono un’arma, credo poche. Perché invece gli uomini devono averne una? Perché vanno a caccia? Perché fanno le guardie giurate o sono nelle forze dell’ordine? Le armi fanno grandi i piccoli ma sono quei piccoli che fanno disastri quando a governarli è la passione, non la ragione. Credo che quello che coltiviamo nella nostra testa appunto in virtù della passione ci porti a ingaggiare inutili e pericolose guerre. Fossimo un po’ tutti più ragionevoli, ci sarebbero meno battaglie da sopire in giro: nelle famiglie, tra vicini, nelle chiese, nella politica, locale e globale… e in chissà quanti altri scenari del vivere. Gesù mette in guardia i suoi (noi) dall’insano bisogno di primeggiare. Sono la gelosia, l’invidia, la contesa, il desiderio a faredell’uomo di sempre una macchina pericolosa. Se apriamo le primissime pagine della Bibbia che storie leggiamo? Caino che uccide Abele, Isacco che viene preferito ad Ismaele, Giacobbe che frega Esaù, Giuseppe che viene venduto dai fratelli… disastrosa umanità che continua a generare, per gli stessi motivi, per le stesse passioni, dolore e morte. Il vangelo vorrebbe guarirci ma come è fatta la legge così si trova l’inganno, e spesso anche chi bazzica la chiesa, nel farsi servo maschera il bisogno primitivo di farsi largo restringendo il campo dell’altro. Servi sì ma per ritrovare quella grandezza a cui abbiamo fintamente rinunciato. È una verifica che dobbiamo fare. Ultimi per essere ancora primi? Servi per poter essere grandi? Sto vedendo in questi giorni la seconda serie di Sorrentino, The new Pope. Mamma mia, cosa può essere la chiesa e cosa possiamo essere noi che ci stiamo dentro oggi: la chiesa, il mondo, i singoli ambienti che frequentiamo, se invece della ragione ci comanda la passione. Siate come coloro di cui a nessuno interessa, i bambini, questo erano al tempo di Gesù. Questa è l’icona da contemplare, perché si apra la strada per governare le passioni e far germogliare quei pensieri di pace che fanno anche di noi uomini giusti non gente che trama alle spalle dei veri piccoli.


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