Domenica 13 marzo 2022 – 2^ di Quaresima C – Luca 9,28b-36

Pubblicato da emme il

Un paio di anni fa visitando a Milano la Galleria d’Arte Moderna mi sono imbattuto nell’opera di un certo Pietro Magni: La lettrice, un marmo scolpito nel 1864. Scattai alcune foto, una delle quali è quella riportata nel foglietto settimanale. Quando ebbi modo di riguardarle mi impressionò quello che vidi. Il volto della donna sembra ricevere luce dal libro aperto che ha fra le mani, sembra che da quelle pagine riverberi un bagliore che va ad invadergli il volto. Di che libro si tratta? Un romanzo? La Bibbia? La vita? Non si sa. (Spesso l’iconografia ci consegna Maria assorta nella lettura di un libro, o Maria che sulle ginocchia tiene un libro chiuso, o Maria che la parola la porta in grembo. Al di là di tutto,) quello che leggi ti costringe a fermarti, a sostare. La stessa cosa avviene quando ascolti qualcuno, quando accetti di accogliere le sue parole. “Gesù salì sul monte a pregare”, comincia così il vangelo di questa seconda domenica di Quaresima. Pregare è tante cose ma è anche fermarsi. E quindi respirare consapevolmente, guardarsi attorno, percepire il proprio corpo, fare silenzio. Fermarsi è l’esperienza, direi anche fisica, che ci consente di riappropriarci di noi stessi, di scenderci dentro. È ciò che ci rischiara, è ciò che torna a farci brillare, è ciò che ci consente di splendere. Esperienza miracolosa. (“Ah, che vita meravigliosa. Questa vita dolorosa, seducente, miracolosa”, canta Diodato.) Forse non abbiamo piena consapevolezza della forza che sprigiona il saperci fermare: per pensare, per pregare, per ascoltare. Se sapessimo salire, come Gesù, se sapessimo fermarci, tacere, ascoltare, anche le guerre si metterebbero in pausa, quelle grandi e quelle piccole, quelle quotidiane, quelle minuscole, quelle famigliari, quelle fra vicini, quelle fra colleghi. Tacere, fermarsi, perché la fuliggine si depositi e l’aria torni ad essere respirabile. Se tacesse Luca che continua a chiamare il suo collega africano: “negro”! Se tacessimo, se ascoltassimo… brilleremmo, ci trasfigureremmo, cambieremmo. Si cambia, ma tanto, attraverso il silenzio, l’ascolto, fermandosi, tornando a farsi domande. Martedì prossimo incontreremo in chiesa a San Giuseppe don Paolo Scquizzato, verrà da Pinerolo ad insegnarci ad abitare il silenzio lui che ha fondato la Scuola Diffusa del Silenzio, per dirci quanto sia importante salire, fermarsi, ascoltare per saper intraprendere la vita come esodo, Mosè ed Elia di questo parlavano con Gesù sul monte, l’esodo come un riandare verso se stessi, il proprio dentro per riuscire ad abitare la vita come un incontro di volti che brillano, di cuori che luccicano, di corpi che splendono, di menti che si illuminano. Fermarsi e fare silenzio, far largo alle parole, alle vite, come fa nella sua marmorea immobilità la donna che legge. Che strade si aprirebbero se avessimo il coraggio di fermarci, il coraggio di tacere…


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