Domenica 16 agosto 2020 – XX TOA – Matteo 5,21-28

Pubblicato da emme il

Qualche giorno fa ho fatto visita ad una famiglia dove mi è stato chiesto cosa avessimo mai detto a proposito di stranieri e migranti. Le persone che me ne hanno parlato hanno raccolto il racconto indignato di un’amica che ha ascoltato, non so se da me o da chi di noi preti, un passaggio sul tema. Così indignata, la signora, che avrebbe voluto far non so che cosa, alzarsi e andarsene? Gridare inorridita? Non so. Mi spiace per quella signora che si è indispettita. A volte mi capita di dire stupidaggini, può succedere, anche se cerco di non dirne, soprattutto sul tema che l’ha inferocita. E il vangelo di oggi mi torna buono perché proprio una straniera, una donna cananea, siro fenicia si legge in altro vangelo, a cui i contemporanei di Gesù non fanno fatica ad attribuire il triste appellativo di cane (che lui mitiga parlando piuttosto di cagnolini) è il personaggio di cui Gesù si fa discepolo, lui che è Rabbi, Maestro. Gesù che impara da una donna, per giunta straniera! Ma non è così strano, anche la donna che incontra al pozzo di Sicar (Giovanni 4) è una samaritana, quindi una straniera, il tale che soccorre un malcapitato (Luca 10) sulla strada che da Gerusalemme porta a Gerico è ancora un samaritano, quindi uno straniero. E se non bastasse (sempre in Luca) l’unico guarito dalla lebbra, di dieci, che torna a ringraziare Gesù, è uno straniero. E ancora è un pagano (è il solito Luca a raccontarlo) quel tale che, con una fede che Gesù ammira ed elogia, invoca da Gesù la guarigione di un servo malato. Gesù ce li addita tutti come maestri, esempi buoni. Non mi sto vendicando contro chi non mi lascia dire le cose che il vangelo mi ispira, mi sto facendo provocare dal vangelo perché vorrei tanto riuscire a cambiare idea, come Gesù, se è più intelligente averne una diversa, se mi rende migliore cambiarla, se mi fa più uomo saper arrivare ad altre conclusioni. Permettiamo agli altri, non a tutti certo, di essere i nostri maestri. Magari ai soggetti più improbabili, a quei diversi che crediamo non abbiano nulla da dirci, niente da insegnarci. Non sono spesso i bambini i più acuti maestri, i malati, i folli, i diversi, perché no, gli stranieri. Quando i confini della nostra vita sono troppo stretti e ad essi corrisponde la ristrettezza dei confini della mente e del cuore ecco questo è un grosso guaio. Gesù si è concesso il lusso, nell’incontro inatteso con questa donna, di varcare i confini del suo mondo religioso, della sua cultura, delle convenzioni sociali del suo tempo. Non sappiamo già tutto e le idee troppo chiare sono un attentato alla possibilità di crescere, di maturare, di migliorare. È da stupidi farsi bastare le conclusioni a cui siamo arrivati magari non confrontandoci con altri, non mettendoci in ascolto. E allora basterebbe ridiventare un po’ umili. Non nasciamo imparati e ogni giorno della nostra vita può essere quello buono per lasciarsi sorprendere dalla bellezza di ciò che qualcuno ci fa scoprire, ci permette di assaporare. Dal profeta Isaia abbiamo letto… se fosse sfuggito ad orecchi distratti: “Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi… li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera”. Alla fine di quello che è stato proclamato, il lettore ha detto: Parola di Dio e noi abbiamo solennemente risposto: Rendiamo grazie a Dio. Ah, stia tranquilla la signora, le persone a cui ho fatto visita non mi hanno rivelato il suo nome. Avrei tanto voluto saperlo ma non si sono sbottonati. Capita sempre così purtroppo! Ti dicono che qualcuno ha detto qualcosa ma non ti dicono chi è stato!


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