Domenica 16 maggio 2021 – Ascensione del Signore B – Marco 16,15-20

Pubblicato da emme il

“Dio fece quello che doveva fare. Andò via, così che Gesù potesse colmare il vuoto. Poi Gesù andò via, così che noi possiamo colmare il vuoto”. Queste parole le ho ascoltate da un film che ho visto recentemente: il Cristo cieco di Christopher Murray, regista cileno. Fare quello che si deve fare e poi permettere ad altri di fare, colmando così quel vuoto che opportunamente abbiamo lasciato, ma dopo aver fatto. Nella passata settimana sono stato in visita ad un’anziana signora che mi ha chiesto di celebrare il sacramento dell’unzione degli infermi ma non per esorcizzare la morte, allontanarla, anzi quasi per anticiparla, per affrettarla. Ho novant’anni mi diceva, basta! Ho fatto la mia parte. Mio marito è morto già da parecchi anni e in cimitero a San Zeno c’è un loculo vuoto che mi aspetta da tempo. Potrebbe sembrare lugubre e quasi macabro e invece in questa donna c’è la serena consapevolezza che va bene così, che è l’ora. “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola”, si prega con l’altrettanto vecchio Simeone e lo si fa al calare di ogni giornata con il Nunc dimittis. Quanta parte della nostra vita scorre nel famelico tentativo di arraffare vita e quel che è peggio è che a tratti, magari senza troppo accorgercene, lo facciamo sostituendoci agli altri, nella benevola intenzione di supportarli, di sostenerli… Ma non così di rado nel fare potrebbe motivarci un eccesso di zelo che toglie fiato all’esistenza dell’altro. Rosicchiare la sua vita è dilatare la mia, è sfamare la mia arroganza, è mettere a tacere la mia paura di essere messo all’angolo, è contenere il terrore di essere dimenticato, di essere oscurato. Capita spessissimo nei passaggi generazionali, nell’esercizio di un ruolo educativo, negli spazi lavorativi o relazionali carichi di competizione. Traduco così la festa dell’Ascensione del Signore. Il Battista è colui che ad un certo punto riconosce di dover diminuire perché qualcun altro cresca. Anche Gesù accetta che arrivi il momento in cui il vuoto, l’assenza siano colmati dal fare e dall’essere di altri. 

Sì, l’Ascensione è l’uscita di Gesù dal palcoscenico della storia nel segno dell’assenza. È il vuoto che crea andandosene a costringerci ad abitare la vita da protagonisti, da testimoni. Non ci sei? Qualcosa mi inventerò. Ma l’esperienza che ho fatto di te mi sarà ispiratrice per lambire l’esistenza più lontana, gli angoli più remoti di umanità. Nel vangelo di Giovanni ci imbattiamo in queste parole di Gesù “Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”. Dio non è l’invidioso antagonista ma l’orgoglioso sostenitore di quell’umano che può fiorire oltre le aspettative. Se solo ci abitasse un briciolo di fiducia in più negli altri chissà cosa riusciremmo a fare di questa terra: un teatro un pochino diverso su cui mettere in scena qualcosa di decisamente nuovo. I segni della sua presenza sono posti nelle nostre mani, non restino muti.


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