Domenica 20 dicembre 2020 – VI di Avvento B – Luca 1,26-38

Pubblicato da emme il

La vicenda di Maria è chiaramente impareggiabile, un canto ci fa dire che resta l’irraggiungibile. E trovare un perché non è facile. La dottrina se la cava proclamando Maria Immacolata, cioè senza peccato. Ma questa moneta con cui la teologia ci paga non spegne le domande. Lei, l’impareggiabile, l’irraggiungibile, perché il suo ventre vuoto si è gonfiato di Dio. E il mio vuoto chi lo riempie? Di cosa si riempie? Di Dio? Rallegrati le dice l’angelo, kaire in greco. È l’Ave con cui inizia la preghiera che insiste sulle labbra di tanti. L’Ave latino può essere tradotto con: stai bene, sii prospero, godi, saziati, fai crescere, ingrandisci. Che bel saluto, altro che le parole del cupo vocabolario cristiano di un tempo: mortificazione, continenza, contrizione, pentimento. Maria! Allargati, è come dicesse l’angelo, per ospitare l’impossibile di Dio. In un match a dir poco estenuante (Maria è tosta, pare che il nome che porta questa donna possa essere tradotto anche con ribelle) ad un certo punto l’angelo cerca un’alternativa alle parole, sembra non darne fuori con Maria: un volto per offrire evidenza e consistenza all’idea che l’impossibile si può rendere palpabile. Il volto è quello di una donna che Maria conosce bene, quello di sua cugina Elisabetta. Una donna, ormai attempata, che aveva la reale necessità che l’impossibile di Dio irrompesse nella sua vita affinchè non rimanesse irrimediabilmente ferita. Un’impossibile che Maria faceva evidentemente più fatica ad ospitare perché un Giuseppe c’era già. Perché dunque un’alternativa quando quello che già c’è può bastare, può essere una risposta adeguata, sufficiente. È su questo che vorrei sostare con voi. Perché andare oltre, più in là. Ciò che ho raggiunto non mi può bastare? Non mi può appagare? Perché aggiungere fatica? Perché per forza deve succedere altro? Andare a scuola da coloro per cui l’impossibile diventa necessario forse è quanto mai utile se allargarsi significa ospitare le esigenze del vangelo più che le proprie, se dilatarsi significa comprendere nei confini di sé altro da sé. Di cosa sarebbe capace il vangelo in me se davvero ne assumessi le dimensioni. Avvicinarsi al Natale può voler dire tentare ancora una volta di allargare l’umano di me perché sia grembo di ciò che non ho il coraggio di desiderare, di quanto non ho la fantasia di immaginare, o la follia di sognare. Maria è la donna che fa fiorire l’impossibile non necessario. Elemosiniamo anche noi dalle storie di uomini e donne feriti la speranza perchè l’impossibile irrompa. Forse avremo la grazia di sperimentare che anche la nostra terra ferita potrà diventare terra fiorita.


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