Domenica 20 marzo 2022 – III di Quaresima C – Luca 13,1-9

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INTRODUZIONE 

Nel Vangelo di Luca leggiamo la cronaca della caduta di una torre che provoca la morte di diciotto persone. Anche oggi cadono ponti e palazzi per causa di una guerra a cui si accompagnano lutti, sofferenze, distruzioni e morte. “Dio dove sei?”. Quando muore una donna, muore un vecchio, muore un bambino, muore un soldato, è Dio che soffre e muore.

Paolo, che scrive ai Corinzi, sottolinea come l’esperienza dei padri possa essere per noi un “ammonimento”. Siamo in Quaresima, è tempo per cambiare testa, per convertire i cuori.

Luca scrive anche di un fico che non dà frutti per raccontare di noi. Se estirpiamo brutte abitudini, modi di fare negativi, atteggiamenti controversi, se nutriamo il cuore di Parola e preghiera, le nostre relazioni torneranno ad essere feconde.  

Disponiamoci con questa liturgia ad accogliere il Vangelo che chiede al popolo che siamo, il coraggio del passaggio dalla schiavitù alla libertà, dall’indifferenza alla solidarietà, verso chiunque, perché come dice Papa Francesco, solo l’amore è credibile.  

Non è facile leggere con lucidità la storia, più che mai oggi. Ci appassioni la ricerca della verità, il gusto di un pensiero libero e continuiamo a pregare per la pace, per quanto soffrono fratelli vicini o lontani. Il Signore ci doni occhi per vederle, cuore per condividerle, forza per generare il bene possibile.    

Richiesta di perdono (dopo l’omelia)

A partire da questa Parola che ci è stata offerta in questa domenica invochiamo misericordia per noi e per il mondo. La fiducia che continua ad animare il cuore di Dio rigeneri nella fiducia anche il nostro.

“Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido”.

Quel Dio che Mosè ode parlare da un roveto che arde ma non brucia, non resta indifferente al dolore del mondo. Osserva, ascolta… Il suo nome è “Io sono colui che sono!” ossia colui che c’è stato, che c’è, che ci sarà. Il suo nome racconta vicinanza, prossimità, presenza, solidarietà, interesse. E il nostro nome cosa racconta di noi? Ci siamo o non ci siamo per chi oggi grida e invoca presenza?

Kyrie eleison

“Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore”.

Paolo richiama l’esperienza nel deserto del popolo ebraico. Fu il lungo passaggio dall’oppressione alla libertà ma nel segno di un Dio fedele, di un Dio che mantiene le sue promesse. Abbandonarsi allo sconforto, alla sfiducia, alla disperazione è ammesso solo quando non c’è nessuno all’orizzonte che sostenga la fatica del nostro cammino. Vorremmo saper riconoscere il dono di chi ci è accanto per rimetterci in piedi e invitarci a procedere.

Christe eleison

Puntiamo il dito senza pietà contro chi fallisce, contro chi sbaglia, contro chi fa un passo falso e non ci rendiamo conto che avrebbero potuto non sbagliare se io ci fossi stato, se io avessi offerto il mio contributo. Ci lamentiamo degli altri, della loro inaffidabilità, della loro incoerenza senza nutrire il benché minimo dubbio che sia stata la mia incuria, il mio disinteresse, la mia poca passione, la mia avara speranza a contribuire ad uno scarso risultato, all’insuccesso.

Kyrie eleison 

+ Dio che è Padre buono ha misericordia di noi, perdona i nostri peccati e ci conduce alla vita eterna. Amen.


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