Domenica 20 settembre 2020 – XXV TOA – Matteo 20,1-16

Pubblicato da emme il

Il Regno dei cieli non è l’aldilà di qui, è il nostro qui, il nostro ora. È quel mondo che abitiamo a cui è necessario, per diventare il Regno dei cieli, il nostro originale contributo, la nostra operosa presenza, il nostro convinto interesse. Stare al mondo cos’è se non questo? Esserci per offrire il mio buono e rendere migliore il mondo di tutti. Dio è colui che se le inventa tutte perché ciascuno trovi il suo posto e contribuisca così a non limitare il possibile ma piuttosto lo dilati. Tornare a cercare, in ore diverse, operai per la vigna, significa farti capire che sei indispensabile e farlo capire anche a chi ci sta già lavorando. Da soli non esauriamo la possibilità di arricchire la scena del mondo. C’è davvero bisogno del contributo di tutti. Tempo fa ho visitato a Padova una mostra di scultura dedicata agli abbracci. Su una parete era riproposta una frase di Hanna Arendt, politologa e filosofa ebrea tedesca: “L’uomo è un essere che non esiste al singolare”. Tutti, ciascuno coinvolti in quell’avventura che rende più umana la vita, quindi nessuno escluso. Perché siamo volti, nomi, storie, non numeri, merce, pezzi. E ripagarti non con le briciole ma con ciò che ti dà la dignità che spetta a tutti (il salario di un giorno) significa riconoscere il tuo valore. Un amico oggi (ieri) mi scriveva preoccupato perché gli rinnovano sì il contratto, ma per 21 ore a settimana e lo pagheranno di conseguenza. Ma il salario di 21 ore a settimana non può bastarti per vivere e per far vivere le persone che ti sono affidate… “Nessuno ci ha presi a giornata”, lamentano i tali che sono raggiunti sulla piazza alle cinque del pomeriggio, soltanto un’ora prima che la giornata lavorativa finisca. Quanta gente messa ai margini e non riconosciuta nel suo valore, gente di cui si fa senza, volti di cui non ci si accorge. Che mondo fabbrichiamo se ci lavoriamo, pur alacremente in solitaria? E quanto fa male a noi sentirci esclusi dal gioco entusiasmante di continuare a modellare il mondo, a plasmarlo perché sia piacevolmente abitabile. Tutti devono poter trovare un angolo di mondo in cui esercitare il mestiere di uomo per rendere umano lo spazio che condividiamo. Con te, non senza di te. Anche se può essere faticoso spartire gli utili, anche se non posso vantare la paternità di un risultato, anche se la gloria va condivisa, anche se credo di aver fatto più di te e di aver accumulato più merito. “Voglio dare a quest’ultimo quanto a te” sentenzia tra il risoluto e l’amareggiato il padrone del vangelo. La vita ci trovi solidali con ogni altro, non rivali. Non siamo convinti del fatto che se si avvantaggiano tutti io non posso rimetterci? Un benessere diffuso (non solo economico) non mi penalizza, promuove tutti ad un più alto livello di umanità e magari le vie di Dio e i suoi pensieri finiscono per non sovrastare più le nostre vie e i nostri pensieri tanto il suo diventa nostro.


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