Domenica 22 agosto 2021 – XXI TOB – Giovanni 6,60-69

Pubblicato da emme il

“Questa parola è dura”. Siamo immersi nella lettura del capitolo 6 di Giovanni da domenica 25 luglio, la concomitanza dell’Assunzione con la domenica ci ha rubato solo una manciata di versetti, dal 52 al 59. “Questa parola è dura”. Alla mormorazione dei Giudei ora si aggiunge quella dei suoi discepoli. Quale parola è dura e inascoltabile? Forse questa? “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” o ancora: “colui che mangia me vivrà per me”. Pane per dire carne, carne per dire vita. La tua per me, la mia giocata nel per. Vivere per lui mangiando di lui. Mangiando di lui esserci per moltiplicare la vita in tutti. “Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”. Cosa significa non credere? E’ forse un problema di dottrina? È la fatica di aderire perché non si capisce o è piuttosto la ritrosia che nasce dal fatto che ho capito fin troppo bene ma non ce la faccio ad aderire esistenzialmente a quel messaggio? Quanti, anche fra noi, si accapigliano sul versante dei contenuti dottrinali del credere ma se ne fregano altamente delle sue implicanze esistenziali? Se pensiamo che fede sia solo una questione di verità a cui aderire, a cui formare, verità da imporre, da inculcare siamo ben lontani anche noi dal senso profondo dell’annuncio di Gesù. È spesso salvata l’apparenza del credere, la sua formalità ma se ad essere sacrificata è la sostanza, siamo fritti. “Molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”. Ecco cosa produce la presa di coscienza circa la portata esistenziale del messaggio evangelico. Ecco perché quella parola è dura. Perché non basta l’adesione intellettuale, è necessaria la compromissione esistenziale. La buona notizia, questo significa vangelo, non è solo consegnare belle parole, è tornare al gesto del ragazzo all’inizio del capitolo 6 di Giovanni. Tutto parte dai cinque pani e dai due pesci che lui decide di condividere. Se accettate queste regole del gioco, restate, altrimenti andatevene. Se restiamo perché restiamo? Perché non ce ne siamo ancora andati se il vangelo finora ci ha solo riempito la bocca e non ci ha fatto muovere le mani. Volete andarvene anche voi? Bella la risposta di Pietro ma attenti Dio non ha bisogno delle risposte da catechismo, quelle da 10 e lode. Credere è dilatare la vita, è offrire una chance perché “tutti gli uomini si aprano ad una speranza nuova” (Preghiera eucaristica Gesù passò beneficando). “Scegliete oggi chi servire”. Giosuè chiede al popolo che ha introdotto nella terra della promessa di scegliere chi servire e quindi a cosa servire. Se so chi servo, so a cosa servo. Se servo il Dio di Gesù so, e non è ammesso ignorarlo, che sono pane consegnato alla vita di chi ha fame. 


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