Domenica 23 maggio 2021 – Pentecoste B – Giovanni 15,26-27; 16,12-15

Pubblicato da emme il

Vorrei dirlo ai giovani studenti ma a messa non ne vengono più da inizio pandemia in qua. In pochi venivano anche prima per la verità. In ogni caso, avendo un amico che insegna a Stoccarda in Germania, so che in occasione della Pentecoste fanno una settimana/dieci giorni di vacanza, e così a Natale e a Pasqua. Anche i giovani tedeschi vanno di sicuro poco a messa ma questo dato mi aiuta a far memoria del fatto che la festa odierna non va di certo trascurata, sul podio si ricava il suo spazio. Resta vero che si tratta della cenerentola. Forse il mondo commerciale non ha ancora escogitato un modo per farla fruttare, magari poi torneremo a valorizzarla come è successo per altro. Ma veniamo alle cose serie e quindi al senso di questa festa liturgica che chiude il tempo pasquale. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Dobbiamo ricordarci che anche la manciata di versetti del vangelo di oggi è estratta dai cosiddetti discorsi di addio ai quali seguirà l’intenso racconto della passione. Il peso a cui allude Gesù è la verità, tutta la verità, sul suo conto. All’orizzonte si staglia sempre più nitida la croce. Su quel legno Gesù sarà appeso proprio perché lo Spirito del Padre ha reso libera la sua vita, così libera da diventare pericolosa, fastidiosa, impertinente. Cos’ha fatto in lui lo Spirito. Gli ha fatto capire e parlare le lingue degli altri, gli ha permesso di compromettere la propria esistenza con la loro, decifrandone l’alfabeto. Ha imparato la lingua di tanti, perché ogni uomo ne parla una, accostando il loro dolore, le loro paure, i loro bisogni. Le impariamo anche noi le lingue degli altri solo abitando i loro recinti. Perché siamo in baruffa tra di noi, tra popoli, tra categorie? Il miracolo che avviene a Pentecoste è esattamente il contrario di ciò che capita a Babele. Lì tutto andava uniformandosi, compattandosi, qui tutto va differenziandosi ma la tua differenza non mi spaventa più se imparo a decifrare la lingua che parli. E allora non sarà solo un dramma la questione dei migranti, o quella che affronta il DDL Zan, o le legittime rivendicazioni del mondo femminile. E allora non si farebbero la guerra neppure fazioni finora opposte sullo scacchiere internazionale. Questo è il peso che non riusciamo ancora a portare. Paolo di un’esistenza carnale in contrapposizione a quella spirituale. La carne è quella che il Verbo eterno ha assunto, direbbe ancora Giovanni, ma per farne la casa dello Spirito, di quella forza che attraversa la nostra umanità non spegnendo desideri e non placando passioni. Che mondo triste sarebbe. “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso”. Allora non spegniamo lo Spirito spegnendo le passioni, annientando il desiderio, piuttosto impariamo a decifrare il desiderio degli altri insieme al nostro, ad abitare le loro passioni oltre che le nostre, per generare altre e continue pentecosti. Allora Signore, manda ancora il tuo Spirito perché si rinnovi la terra, perché, come dice Turoldo, di umanità mai apparsa ancora possiamo essere segno.


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