Domenica 24 agosto 2025 – XXI TOC – Luca 13,22-30

Pubblicato da emme il

Non vi è mai venuto il dubbio che noi che siamo dentro in realtà siamo fuori? Noi siamo quelli che mangiano e bevono con lui, di lui. Noi siamo quelli che ancora oggi ascoltano il suo insegnamento nei luoghi del nostro radunarci. Ma se fossimo fuori e non dentro? Quanto dentro o quanto fuori siamo? Nel vangelo c’è il chiaro riferimento al tema della giustizia. Sei giusto? Entra! Sei ingiusto? Chi ti conosce? Cos’è la giustizia, quella per cui sei dentro? E cos’è l’ingiustizia, quella per cui sei fuori? La memoria mi ha aiutato a mettere insieme brandelli di parole bibliche, sono quelle del capitolo 58 di Isaia. In quel passo è Dio stesso che parla del digiuno che gradisce: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?”. Questo è giustizia, quella per cui sei dentro davvero, quella per cui non sei fuori. Recupero queste parole e mi trovo a immaginare che la porta stretta di cui si parla nel vangelo sia stretta perché la attraversiamo insieme a qualcun altro, non in solitaria. È una soglia popolata da coloro che, abitando i miei giorni, non ho ignorato ed è con loro che entro, è con loro che passo, che vado oltre. Sempre al capitolo 58 di Isaia leggiamo anche: “Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà”. Quella porta stretta non vi pare possa essere il segno di un nuovo venire al mondo o meglio di un venire al mondo nuovi. Quella porta stretta è l’annuncio di un parto, di una gestazione portata a compimento, è quel nascere dall’alto a cui fa riferimento Gesù nel dialogo con Nicodemo al capitolo 3 del vangelo di Giovanni. Quella porta stretta è anche lo squarcio sul costato di Cristo raccontato ancora da Giovanni, stavolta al capitolo 19. Non è solo piaga, ferita, è la fessura da cui esce altra vita, vita nuova, è sorgente a cui attingere perché vivere per noi, sia Cristo. Come stiamo al mondo, come lo abitiamo? Siamo provocati in continuazione da ciò che vediamo, da ciò che ci sfiora, da ciò che ci investe anche violentemente. E cosa nasce e matura in noi? Indifferenza, insofferenza o partecipazione, sensibilità, indignazione? Mi rende triste vedere che anche Milano un sacco di gente si mette in fila ai negozi per comprare il peluche cinese Labubu. Ma c’è chi sta in fila per riempire la tanica d’acqua o la pentola di cibo. È con loro, è per loro che dovrei mettermi in fila, perché l’umano di ognuno sia sostenuto. Gesù all’inizio del suo ministero pubblico al Giordano sta in fila con tutti e come tutti. Già solo questo dice tutto dell’uomo che sarà. Noi in fila con chi siamo?


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