Domenica 24 aprile 2022 – II di Pasqua C – Giovanni 20,19-31

Pubblicato da emme il

Pace a voi. È il saluto del Risorto. L’abbiamo sentito ripetuto tre volte. Pace dal sanscrito pac cioè legare, unire, saldare, collegare, comporre, fermare, fissare… Siamo a due mesi dalla guerra scoppiata in Ucraina e questa parola non riesce a farsi ancora largo, ad aprirsi una breccia. Domani (dopo domani), 25 aprile, si celebrerà il 77° anniversario della Liberazione, da lì a poco la guerra sarebbe stata dichiarata finita, era l’8 maggio 1945; per l’Europa orientale il 9, giorno in cui Putin ha detto di voler mettere fine alla guerra in corso. Fine ma a che prezzo? Sarà pace? Dubito fortemente! Cos’è la pace? È il frutto che matura nel vento dello Spirito, che prende colore e matura grazie al suo soffio. “Soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo”. Se non ricordo male nel vangelo di Matteo al capitolo 6, siamo al cuore del grande discorso della montagna, Gesù appena consegnate ai suoi le parole del Padre nostro, là dove si parla anche di perdono, dirà: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14-15). Anche nel vangelo di Giovanni appena proclamato il tema del perdono torna e si fa prepotentemente largo: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Se ti lasci investire dallo Spirito, se consenti alla Pasqua di invadere le tue chiusure, di superare i tuoi confini, di abitare le tue paure, di illuminare le tue sere, l’esito sarà la pace, ma quella che passa attraverso la via stretta e faticosa del perdono degli altri, di coloro che ti hanno fatto un torto, di coloro che non riconoscono il valore che hai. Ditemi che non siamo bloccati su questo fronte. Ma resistere ha senso? Non sarebbe solo orgoglio. Certo potrebbe essere anche la paura di essere di nuovo feriti, ulteriormente bistrattati, presi in giro. E correre il rischio di piombare nella pace anche se l’unica strada percorribile è quella tortuosa e insidiosa del perdono, non avrebbe senso? Quanta energia sprecata per continuare ad essere arrabbiati e quindi infelici, per tenere alto il livello di guardia invece che abbandonarsi alla pace, per ammassare risentimento invece di consegnarsi alla fiducia. Ne vale la pena? Lo Spirito della Pasqua ci aiuti a scavalcare questi blocchi, ci aiuti ad andare oltre, a fare un passo o a favorirlo nell’altro se solo ho la percezione che è nella disponibilità di fare lui un passo verso di me. Pace è tentare di comporre insieme le distanze, è collegare strade interrotte, è unire lembi laceri, è saldare frammenti, è legare brandelli, è fissare le instabilità, è fermare cioè bloccare l’istinto per lasciar spazio alla testa, al cuore. Pace a voi!


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