Domenica 3 luglio 2022 – XIV TOC – Luca 10,1-12.17-20

Pubblicato da emme il

Siamo discepoli e siamo apostoli, stiamo con Lui per andare incontro agli altri e consegnare il vangelo che non è un prodotto da propinare abilmente come fanno i migliori venditori e tantomeno è oggetto di propaganda per portare qualcuno dove vuoi, sui fronti più diversi. Lo ha fatto recentemente anche il vescovo di Verona invitando la gente a votare in una certa direzione anziché in un’altra… non si fa. Il vangelo è Gesù di Nazareth e la sua vita piena che rifà umana la mia vita. Portartelo, consegnartelo, affidartelo significa nutrire la forte speranza che anche la tua vita sia strumento della migliore umanità. E allora, noi discepoli del vangelo se ne diventiamo apostoli abbiamo un’unica domanda da farci: che qualità umana posso offrire alla vita degli altri. Gesù questo ha fatto, ha consegnato la sua migliore versione d’uomo, sappiamo con quale intensità, sappiamo fin dove e a quale prezzo. Quell’andare a due a due è già un esigente banco di prova. Sarà il modo in cui abito le relazioni a dire che uomo sono e se ho qualcosa da darti. Se noi in canonica, ad esempio, fossimo dei pessimi fratelli cosa potremmo avere la pretesa di dirvi e di darvi. Ma così in famiglia, due genitori che non coltivano la propria relazione cos’hanno da dire e da dare ai propri figli? A due a due perché vangelo è saper vivere insieme nella pace. A due a due come agnelli, in mezzo ai lupi, non per farsi sbranare, rischio possibile, ma per testimoniare un’altra possibilità. Siamo noi discepoli del vangelo un’alternativa possibile che sa consegnarsi al mondo? Che alternativa siamo noi che abitiamo il mondo? O siamo lupi tra i lupi? Sulla guerra in Ucraina cos’abbiamo da dire? Il Papa, già qualche mese fa, in un incontro pubblico diceva queste parole in reazione a quanto si andava decidendo: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati (e l’Italia c’è dentro) si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!” Si riferiva naturalmente al conflitto in Ucraina e continuava: “La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militare, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti (come fanno i lupi)”. Vi ho già citato altre volte il breve passo di un inno liturgico di David Maria Turoldo: “di umanità mai apparsa ancora siate il segno, l’annunzio glorioso”. Ecco, segno di umanità rinnovata dal vangelo, quindi inedita dobbiamo essere segno, di cos’altro? Mille le cose che si potrebbero dire a partire da quanto abbiamo letto, un’altra almeno: “Non passate da una casa all’altra”, cioè non approfittate del vangelo, in nome del vangelo non cercate vantaggi, scorciatoie. Non usate il vangelo per scopi altri, per compiacere al fine di compiacervi. Ricordiamoci che il Signore Gesù si serve ancora di noi e si fa ancora precedere da noi, si proprio da noi, nel tentativo di aggiungere vita ad altre vite. Ma, per usare l’espressione di Paolo in Romani, il nostro corpo dev’essere segnato dagli stessi segni dell’amore che vergano il corpo di Cristo se pensiamo di poter aiutare il vangelo a lasciare un segno nella vita di altri uomini e donne a cui lo stesso vangelo ci manda.


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