Domenica 5 luglio 2020 – XIV TOA – Matteo 11,25-30

Pubblicato da emme il

I piccoli sanno delle cose che i sapienti non sanno. E cosa sanno i piccoli? Chi sono i piccoli che sanno? Cosa fa sì che i sapienti alcune cose non le sappiano. E cosa non sanno i sapienti? Chi sono i sapienti? C’è chi crede di saper tutto e in realtà non sa niente. Sono andato a rivedermi il trailer di un film che ho visto già qualche anno fa, il regista è Walter Veltroni e il titolo: I bambini sanno. Guardatelo, a me è piaciuto! Cosa sanno i bambini, o meglio i piccoli, per usare più propriamente la parola del vangelo. I piccoli sanno ciò che sono. Piccolo significa: parte, porzione, frammento. Piccolo non è il tutto, l’intero, l’integro. È un pezzo. Ce lo dice anche la liturgia in quel pane che necessariamente spezziamo. Non lo divori da solo, ne accogli una porzione per ricordarti che non puoi bastarti, il resto, cioè il tutto, o ciò che più vi si avvicina, nasce in forza dell’incontro con gli altri, con le altre parti, con le altre porzioni, con gli altri pezzi. I piccoli sono coloro che sanno che funziona così. I dotti sono quanti hanno l’arroganza di bastarsi, quanti si percepiscono come un tutto autonomo e sufficiente. Il verbo conoscere torna un paio di volte al cuore del vangelo di questa domenica estiva. Conoscere… è l’avventura in cui si addentra colui che vuole crescere ma in forza di ciò che non è, di ciò che non ha, in forza di ciò che è l’altro e di ciò che sa l’altro. Conoscere è processo di cui è capace il piccolo. Cercando per mettere insieme queste parole mi sono imbattuto nelle considerazioni di un noto ateo italiano che ricordava quanto siano vicine due parole: cristiano e cretino. Il francese cretien diventa presto cretin. Chi sono i cristiani se non dei cretini, conclude questo tale. Non sarà un caso che la metà, analfabeta e ignorante, della popolazione mondiale si attacchi al religioso? Il cristiano, vorremmo poter dire, è colui che della piccolezza fa la cifra del proprio stare al mondo perché Gesù è quel mite e quell’umile, tutt’altro che sprovveduto e ingenuo, che sa perché resta figlio e si fa fratello. Essere relativo, il contrario di assoluto, non è essere un cretino, è godere della bellezza delle relazioni, è accettare di poter far parte di un tutto mettendo in gioco, insieme ad altri, la mia parte, il mio pezzo, il mio poco, il mio niente. È per questo che il gioco si fa dolce e il peso leggero… perché essere piccoli, umili, miti mi cura l’arroganza di chi pretende di portare il peso del tutto sulle sue spalle. Soccomberà ben presto, come un cretino, sotto il macigno di un sé che non si è posto confini, che non si è dato limiti, che non scelto la piccolezza.


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.