Domenica 5 ottobre 2025 – XXVII TOC – Luca 17,5-10

Pubblicato da emme il

Quante volte abbiamo sentito dire, se non l’avessimo detto noi stessi, che Dio, se c’è, sembra, come leggiamo da Abacuc, lo spettatore insensibile e indifferente all’oppressione che attanaglia il mondo, e di quella che, a tratti, raggiunge e devasta anche la nostra vita? “Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza” e non salvi? C’è una parola che attraversa i brani biblici di oggi, c’è in tutti e tre: è la parola fede. Quando entra in ballo questa parola entra necessariamente in ballo Dio. Fede in chi, se non in Dio? Ma il Dio in cui credo è il Dio che crede in me. Quante volte Gesù nel vangelo ha operato segni solo in virtù della fede che ha scovato nei cuori e quante volte ha ammirato e lodato la fede di chi ha incrociato lungo il suo cammino. La fede di chi era disposto a credere in lui o la fede di chi era disposto a credere ancora anche in se stesso? Il miracolo non potrebbe essere quello di risuscitare la fede in noi stessi e nell’umano. In questi giorni di proteste a favore di Gaza è risuonata spesso una frase: Restiamo umani. Dio può e l’uomo in Dio può, quel Dio che continua a credere nell’uomo e nell’umano. E se dicessimo che Dio può nell’uomo? Ecco perché dovremmo credere anche in noi. Leggo in questa prospettiva il vangelo di oggi. Siamo noi le montagne che si spostano se solo riusciamo a non mettere in soffitta la passione per l’uomo che siamo e che gli altri sono. Un umano, il nostro e di tutti, che dobbiamo servire e promuovere inutilmente, si esprime così la pagina di Luca, cioè senza bramare un vantaggio, senza sperarne un utile, senza agognare un guadagno. Inutilmente, cioè gratuitamente perché l’interesse bieco e meschino non solo non uccida gli uomini ma non uccida l’umano che è in noi. Questa è la fede da riattivare, da rianimare. “Ravviva il dono di Dio, che è in te”, leggiamo da Paolo a Timoteo. E ancora: “Custodisci… il bene prezioso che ti è stato affidato”. Diventiamo cioè uomini e donne non solo di fede, ma affidabili, uomini e donne in cui si può credere. Uomini e donne che, strette le vesti ai fianchi, servono l’umano del proprio tempo e fanno quello che va fatto. Il mondo versa in larga parte in una triste condizione perché l’uomo non fa quello che va fatto. Non Dio, l’uomo! Diamo testimonianza a Dio, come ancora raccomanda Paolo, credendo nell’uomo in cui caparbiamente, insistentemente Dio crede.


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