Domenica 7 settembre 2025 – XXIII TOC – Luca 14,25-33
Il vangelo di questa domenica mette sul piatto la radicalità del messaggio di Gesù, per certi versi la sua drasticità. E poi c’è la vita con i mille compromessi, le tante pieghe tra cui nascondere la mediocrità, le bassezze, le meschinità, i sotterfugi, le ombre per mascherare le tante opacità, le furbizie per tentare di raccontarla e raccontarsela. La radicalità può sembrare estremismo, può sfiorare l’eccesso, può diventare intransigenza, può deragliare nel fanatismo e non ne abbiamo bisogno. Il mondo è già sufficientemente infestato di radicalismi di ogni risma: politici, religiosi, culturali… Ma radicalità e radicalismo non coincidono. La radicalità evangelica non si impone a nessuno, deve solo contagiare la mia storia, può bastare. La radicalità del vangelo non è dannosa per chi non la sceglie, al limite sarà provocatoria. È importante domandarsi dove ci sta portando il vangelo di Gesù, se abbiamo scelto di averne a che fare, ma soprattutto se ci sta portando davvero da qualche parte perché in realtà potremmo avervi aderito ma non essere capaci di fare un solo passo nella direzione che indica. I temi su cui verificarsi sono tanti e sono quelli che creano anche molta tensione, interiore ma non solo. Ci saremmo trovati a dibattere con qualcuno su questioni cruciali e non esserne venuti a capo? E questo perché i cattolici sono ancora tanti, forse troppi, ma di fatto non sono tutti cristiani o non ancora cristiani. Cattolico e anticristiano, lo diceva anche Mussolini di se stesso e lo ripete chi oggi simpatizza per lui. Quanto abbiamo pagato in nome del vangelo? Quanto ci è costato averne seriamente a che fare? Ma non sto parlando di quella morale cattolica che ha castrato, dimezzato, annichilito tante vite, sto parlando del di più di vita, del sopra vivere di cui il vangelo si fa garante se scelto davvero, radicalmente, anche nelle sue conseguenze. Cosa ho abbandonato in nome del vangelo, se ho abbandonato qualcosa. Ho nostalgia di ciò da cui ho preso le distanze? Mi sono pentito di ciò che, avvinto, ho scelto? Oppure non ho abbandonato nulla e tutto rimane ancora placidamente immerso nel brodo in cui c’è spazio per ogni cosa e il suo contrario. Prendere le distanze da ciò che vangelo non è non è affatto facile, mettici il pudore, mettici il giudizio, mettici che ha un prezzo. Il prezzo è il di più di cui si legge nel passo di Luca. Non ci è chiesto di amare meno qualcuno per poter amare Dio di più ma di amarlo di più per amare meglio. Filemone riceve un biglietto da Paolo, è il libro più corto della Bibbia questo messaggio: un solo capitolo con 25 versetti. Paolo domanda a Filemone di riaccogliere Onesimo non più come schiavo ma come fratello. Il di più ma non per mettersi addosso una medaglia, non per stare in evidenza, il di più perché ne va del senso dei miei giorni.
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