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La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 13 giugno 2021 – XI TOB – Marco

Chi conosce don Vittorio sa della sua passione per fiori e piante e di quanta cura riservi per il verde di casa nostra. Forse gli danno più soddisfazione delle persone che gli stanno intorno (scherzo). Sopra tutto ci stanno le sue piante di limoni. Recentemente, come Ezechiele, h

Chi conosce don Vittorio sa della sua passione per fiori e piante e di quanta cura riservi per il verde di casa nostra. Forse gli danno più soddisfazione delle persone che gli stanno intorno (scherzo). Sopra tutto ci stanno le sue piante di limoni. Recentemente, come Ezechiele, ha fatto delle talee la cui salute è promettente. Non sappiamo se il risultato sarò come quello descritto dal profeta circa il cedro, in ogni caso le cure non mancano. Ho pensato che generalmente ciò che è piccolo, fragile, precario riceve molte più attenzioni di ciò che appare fiorente, maestoso, imponente. Sto pensando a quello che è successo a noi ultimamente. È stato necessario e spontaneo prendersi cura della fragilità di Adriano soprattutto dopo l’intervento e altrettanto necessario, anche se non sempre facile, accompagnare il percorso di responsabilità di un adolescente come Assan. Ciò che è piccolo o ridiventa piccolo interpella per un verso la nostra energia per l’altro quella che semplicemente chiamerei fiducia. L’immersione nel quotidiano domanda un continuo mettersi in gioco, un inarrestabile darsi da fare, una diuturna passione. È quello che interpreti e leggi come limite nell’altro ad interpellarti, ad importi di esserci. Ma quanto oltre andare, dove fermarsi per non sostituirsi, dove arrestarsi per continuare a lasciar posto alla fiducia. Se possiamo essere uomini o donne di fede lo misuriamo proprio dentro le relazioni. Il termometro della mia fede è la disponibilità a fidarmi degli altri, a credere che l’albero, come le talee di don Vittorio, metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Là dove non c’è spazio per la fiducia si insinua la paura. È il timore che si impadronisce di chi deve tenere tutto e tutti sotto la sua supervisione, sotto il suo controllo. Gesù anche qui ci è maestro. Dentro le vicende di tanti è transitato accordando una generosa fiducia. A Levi, il pubblicano, al figlio minore nella celebre parabola della misericordia, alla Samaritana venuta ad attingere acqua al pozzo di Sicar, a Zaccheo di cui si fa ospite, alla peccatrice che non condanna, a Pietro a cui riaffida il suo gregge. Gesù: il più grande credente, non vi pare? Qualcuno mi faceva notare che la parola credente è sì un sostantivo o un aggettivo ma è in realtà anche un verbo. È il participio presente del verbo credere. Una parola capace di raccontare un movimento, un processo, una tensione, una possibilità di futuro e quindi ciò che non dipende solo da noi, ciò che resta aperto all’inedito e quindi al nuovo, al di più, alla sorpresa. Il più piccolo di tutti i semi cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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