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La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 13 settembre 2020 – XXIV TOA – Matteo 18,21-35

Quanti conti in sospeso!!! Non è forse così? Sì, perché con gli altri facciamo i conti. Ma un conto è averci a che fare, con gli altri, un conto è abitare le relazioni da contabili pignoli che tirano le somme rispetto a: mi conviene o non mi conviene? I conti […]

Quanti conti in sospeso!!! Non è forse così? Sì, perché con gli altri facciamo i conti. Ma un conto è averci a che fare, con gli altri, un conto è abitare le relazioni da contabili pignoli che tirano le somme rispetto a: mi conviene o non mi conviene? I conti si pareggiano o no? Sono in debito, sono in credito? E non sto parlando solo del vil denaro, anche se siamo bravi a monetizzare tutto, perfino le relazioni. Il Siracide, il testo biblico che ci è stato proposto come prima lettura, ci rammenta che siamo soltanto carne. Chi ti credi di essere? Sei soltanto carne! E questo, cosa significa? Fly down, si potrebbe dire, cioè vola basso, abbassa la cresta, spuntati le ali. Chi sei? Il conto del nostro risentimento, della nostra vanagloria ferita, del sentirci offesi sale vertiginosamente perché ci crediamo chissà chi. Certo nessuno deve approfittare di me, nessuno deve prendermi per il naso e bistrattare la mia dignità, ma quando ci pensiamo più di quel che siamo (e siamo solo carne!) nasce quel bieco far di conto che mi porta, prima o poi, a fartela pagare. A questo punto mettiamo il naso nel vangelo di quest’oggi. Pietro fa il figo, pensa di aver capito già tutto. E allora se i rabbini chiedono che si arrivi a perdonare tre volte, Pietro eleva fino a sette il numero delle volte in cui essere capaci di perdono. Sette è il numero che già dice di per sé totalità, pienezza. Eppure Gesù sembra dirgli che non basta. Nella strana espressione: settanta volte sette, c’è un rimando a quel passo di Genesi (4,23-24) in cui si racconta di Lamec, uno dei primi patriarchi: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamec settantasette”. La fratellanza ha dimostrato una grande fragilità nell’uccisione di Abele da parte di Caino. La storia ci dice che quella violenza iniziale potrebbe ingigantirsi. Si arriva ad uccidere per una scalfittura… con la cronaca di oggi non ci si discosta di molto da quanto la Bibbia affermava già millenni fa. Ecco cosa può voler dire fare i conti, contabilizzare. Nella parabola Gesù ci racconta di un Dio che non regola i conti perché non conta, di un Dio che condona perché è assoluta gratuità. E’ proprio perché siamo fatti di carne, costitutivamente fragili che dobbiamo custodire la pochezza reciproca, senza infierire, senza assalirci col rischio di distruggerci, di ucciderci. Siamo solo carne, non possiamo esibire ciò che non siamo. Possiamo solo affidarci alle mani e al cuore di fratelli che non calcolano per lasciarci amare gratuitamente ed esserne capaci a nostra volta. Ci piace il finale della parabola? Un padrone che torna a contare? Un Dio che torna a far quadrare i conti? È ancora una volta l’idea che noi abbiamo di Dio. La vita di Gesù, e il modo in cui è finita, smentirà il finale di questo passo evangelico. I conti li farà tornare sganciando di tasca propria. Di fatto questo è quel che fa Dio. I conti se li fa, li paga lui.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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