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La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 17 agosto 2025 – XX TOC – Luca 12,49-53

"Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?". Ma non ce n'è forse bisogno? Il cardinale di Bologna Matteo Zuppi, giovedì si trovava a Monte Sole di Marzabotto, dove, nei ruderi della chiesa di Casaglia, incendiata nel 1944 dai nazifascisti, ha pronunciato, insieme ad a

“Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?”. Ma non ce n’è forse bisogno? Il cardinale di Bologna Matteo Zuppi, giovedì si trovava a Monte Sole di Marzabotto, dove, nei ruderi della chiesa di Casaglia, incendiata nel 1944 dai nazifascisti, ha pronunciato, insieme ad altri, i 12.227 nomi dei bambini morti dal 7 ottobre 2023 al 15 luglio 2025 in Palestina e Israele. Forse può sembrare inopportuno precisare che 16 sono israeliani e 12.211 sono palestinesi, perché sempre di bambini si tratta. 469 lunghe pagine zeppe di nomi, ci è voluta una giornata intera per leggerli tutti. Non è forse il tempo della pace? Nei 12 minuti di dichiarazioni congiunte, a seguito del bilaterale di Anchorage in Alaska, Putin e Trump cosa ci hanno detto? Si sono raccomandati che Onu e Unione europea non ostacolino il processo di pace in atto. L’impressione è che si siano ritrovati solo per spartirsi la torta. “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra”. Di fuoco ce n’è già troppo ad incendiare il mondo, 56 i conflitti in atto, conflitti che coinvolgono una novantina di paesi e che solo nel 2024 hanno prodotto più di 230 mila vittime. Le parole di Gesù hanno proprio bisogno di essere chiarite, contestualizzate. Il vangelo di Luca, scritto dopo il 70, respira delle fatiche di una comunità già immersa nel clima dell’ostilità che cresce fra chi sceglie di seguire il vangelo e la comunità ebraica e registra il malessere dovuto al dilagare delle persecuzioni contro i cristiani da parte dell’Impero. Le parole di Gesù vanno calate in questo contesto. Nelle fatiche che attraversiamo, nella complessità che abitiamo, cosa emerge di noi, cosa portiamo a galla? La profezia o l’arrendevolezza, l’assuefazione o la reazione, l’anestesia o il risveglio? Il profeta Geremia, lo abbiamo ascoltato dalla prima lettura, paga per il coraggio di dire le cose scomode, paga per la sfrontatezza dell’andare contro chi mistifica la realtà. Don Nandino Capovilla, parroco a Mestre e da sempre schierato per la causa palestinese, contro le ingiustizie dello stato israeliano, è stato trattenuto dall’autorità israeliana e poi rispedito in Italia. Era in viaggio verso il villaggio palestinese di Taibeh insieme al vescovo Ricchiuti, presidente di Pax Christi. Don Nandino, un Geremia di questi nostri tempi. Cosa significa, come leggiamo dalla lettera agli Ebrei, andare avanti tenendo fisso lo sguardo su Gesù? Sottoporsi alla croce, disprezzando il disonore, sopportando le ostilità, resistendo fino al sangue. Ma per cosa? Per difendere piccoli interessi, per spuntarla sull’altro, per farmi largo? Dobbiamo rientrare nell’acqua infuocata dallo Spirito per uscirne ancora accesi e ritentare di contagiare l’umano del meglio possibile non del peggio che ci sembra inevitabile. Tiriamo fuori dalla cisterna il Geremia che siamo perché non muoia la speranza di ripiombare nella pace.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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