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La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 17 gennaio 2021 – 2 TOB – 1 Corinzi 6,13c-15a.17-20

Non lo faccio mai ma stavolta sto con voi, non sul vangelo di questa seconda domenica del tempo ordinario, quanto piuttosto sul testo di Paolo, la seconda lettura, prima lettera ai Corinzi. Il tema mi conquista. Il disastro sanitario in cui siamo immersi ormai da un anno ci terro

Non lo faccio mai ma stavolta sto con voi, non sul vangelo di questa seconda domenica del tempo ordinario, quanto piuttosto sul testo di Paolo, la seconda lettura, prima lettera ai Corinzi. Il tema mi conquista. Il disastro sanitario in cui siamo immersi ormai da un anno ci terrorizza perché potrebbe rubarci il corpo e il corpo delle persone che amiamo. Tutto quello che stiamo facendo: igiene, distanziamenti, protezioni, chiusure… lo stiamo facendo per salvarci la pelle, per mettere al sicuro un corpo. Non abbiamo semplicemente un corpo, siamo un corpo e il corpo che siamo raccoglie e consegna la nostra bellezza, la nostra potenzialità. Il corpo che sono e il corpo che sei è: un sorriso che si allarga, un abbraccio che avvolge, una carezza che scalda, un amplesso che colma di piacere, una presenza che riempie, un sostegno che fa avanzare, orecchi che ascoltano, naso che percepisce una presenza, occhi che si accorgono e piangono. Il corpo mio e il corpo tuo è tutto questo e tantissimo altro. Ecco perché perderlo è un disastro, è un dolore grandissimo. Nel corso della settimana sono stato raggiunto dal messaggio di un amico in cui mi confidava che la settimana prossima subirà un intervento per l’asportazione di un cancro. A cosa ho pensato? Al corpo che è e a quanto mi ha regalato in tanti anni di amicizia grazie al corpo che è. Oggi mi nipote compie 20 anni. Pensando ad un regalo ho pensato al suo corpo e al bisogno di essere vestito di qualcosa di bello, di ciò che può piacere. Martedì sono stato al funerale di un uomo che ho conosciuto ad Alte Ceccato, papà di tre giovani con cui ho collaborato in quegli anni ormai lontani. Cos’hanno perso perdendo il suo corpo? È superfluo che stia qui a snocciolarlo. Martino, il figlio di mezzo, ricordava il corpo di un nonno che portava a spasso i suoi nipoti e che non tornava a casa prima dei rintocchi di mezzogiorno dal campanile del paese. È da poco passato il Natale. A Tertulliano (II secolo) è attribuita la frase: “Caro salutis cardo”. L’ho citata altre volte: La carne è il cardine della salvezza. Certo, Tertulliano fa riferimento alla carne di Cristo. È un corpo, il suo, attraverso cui è stata veicolata un’umanità ricchissima, abbondantissima. E cos’è morto quando è morto, se non un corpo donato. E cos’è risorto quand’è risorto, se non un corpo trasfigurato. La carne, il corpo che siamo: strada, mezzo, strumento, per salvarci e per annunciare salvezza. Se inquiniamo la terra che abitiamo cosa avveleniamo se non i corpi; se la politica è dissennata chi ci rimette se non il corpo, se non il nostro quello d’altri (la politica ha messo a morte con un iniezione letale una persona negli Stati Uniti in questa settimana, e citiamo solo quanto è avvenuto in un paese cosiddetto democratico), se l’economia è folle chi paga se non il corpo dei poveri o degli impoveriti. Se il vangelo diventa una morale oscurantista, bigotta chi ci rimette se non il corpo che siamo, un corpo sovente criminalizzato, e quanto l’ha fatto la nostra religione tradendo il vangelo, tanto da rendere peccato perfino l’amore che fanno due persone sposate. Non sono pochi quelli che vengono perfino a confessarla questa cosa. Assurdo! Ma “Il Signore è per il corpo” scrive Paolo. E ancora: i nostri corpi sono pezzi del corpo di Cristo. Siamo Cristo col nostro corpo. E’ nel e col corpo che siamo possiamo glorificare Dio. Caspita! Nel passo di Corinzi la parola impurità torna addirittura tre volte. Cosa rende impuro il nostro corpo? Siamo stati abituati a pensare che lo renda impuro il fatto che diventi la pattumiera dei nostri istinti, soprattutto sessuali. È piuttosto impuro quel corpo che non glorifica Dio diventando luogo in cui racconto e consegno l’amore per i corpi degli altri. Il corpo, casa che custodisce il soffio di Dio, allora amiamo il corpo che siamo e il corpo che gli altri sono perchè lo Spirito di Dio non ha casa se non gliela diamo. Senza il nostro corpo Dio resta un inquilino sfrattato.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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