← La parola del parrocomercoledì 21 luglio 20213 min di lettura
La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 18 luglio 2021 – XVI TOB – Marco 6,30-34

Non vorrei inerpicarmi per sentieri un po' troppo impegnativi ma leggere questo vangelo e il fatto che Gesù inviti i suoi a seguirlo in disparte, in un luogo deserto, mi ha fatto pensare al termine ebraico deserto (midbar) e ad un altro assai prossimo, almeno per l'assonanza: dab

Non vorrei inerpicarmi per sentieri un po’ troppo impegnativi ma leggere questo vangelo e il fatto che Gesù inviti i suoi a seguirlo in disparte, in un luogo deserto, mi ha fatto pensare al termine ebraico deserto (midbar) e ad un altro assai prossimo, almeno per l’assonanza: dabar (parola). Il midbar è il luogo del dabar, cioè, il deserto è il luogo della parola, altro che del silenzio e dell’assenza di parola, di digiuno dal parlare, tutt’altro. Nel deserto sì, ma per raccontarsi, per dirsi. E non vi pare che di parola ci sia fame? Sembra che ci sia bisogno di silenzio, spesso lo ribadisco anche per me stesso, e invece ho l’impressione che sia la parola a mancarci di più. Ieri ho sentito una mia amica la cui sorella sta facendo grossissimi passi in avanti rispetto ad una prolungata e pesante stagione depressiva. Mi raccontava che al telefono le diceva di essere sì stanca, spossata, stremata, ma di aver un bisogno infinito di parole, parole che prima lei voleva a tutti i costi evitate, ti fulminava con gli occhi se solo pensavi di chiedergliele o a tratti di estorcergliele. Ecco, le parole fanno riposare e quindi ridonano energia, vigore. Le parole guariscono, risanano, rappacificano. L’abbiamo letto anche nella lettera agli Efesini: Gesù è quella parola che abbatte il muro di separazione, che supera la divisione, che elimina l’inimicizia. Ho pensato che in tante circostanze ci manca la parola o la neghiamo: quando siamo imbarazzati, quando siamo emozionati, quando siamo impauriti, quando siamo arrabbiati… in queste situazioni non abbiamo parole, non vogliamo parole e invece quanto è importante ritrovarle e donarsele reciprocamente. Dobbiamo trovarle, scovarle, disseppellirle perché siamo costitutivamente soggetti di parola. Quanta fatica facciamo noi grandi con i più giovani perché elemosiniamo per un verso parole che non ci offrono e per l’altro saper consegnare parole che invece fatichiamo a far affiorare. Ci mancano le parole, non le troviamo, eppure servono perché scovarle significa consentire a se stessi e agli altri di ritrovarsi, di abitarsi, di incontrarsi. Certo di parole ne diciamo anche in più, anche di troppo. Le parole a volte sono inutili, sono pesanti, sono offensive, sono taglienti ma togliere la parola ad una persona è decretarne la morte, è condannarla a morte. La parola è relazione e la relazione è esistere. Quanto è importante ritrovare le parole migliori, quelle non gridate, quelle pensate. Quanto pesano certe parole che ci sono state dette magari mille anni fa ma sono ancora lì a gravare sul cuore, o quanto ancora ci fanno felici altre parole pur lontane, ma indimenticate. Quand’ero in seminario il nostro padre spirituale lasciava in portineria un quadernetto a disposizione di tutti perché fosse riempito di parole (lui le chiamava) belle. Quante parole belle abbiamo detto o ci sono state dette? Ho ripensato in una veloce carrellata quelle di Gesù: Neanch’io ti condanno. Tua figlia vive. Oggi sarai con me in paradiso. Oggi devo fermarmi a casa tua. Alzati e cammina. Ti sono rimessi i tuoi peccati. Lazzaro vieni fuori. Il vangelo ci aiuti a riscoprire la forza delle parole, la loro bellezza. Ci aiuti a ridar vigore alle nostre parole perché la vita si ritrovi.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

Continua a leggere

altri articoli in La parola del parroco
13 ottobre 2025

Domenica 12 ottobre 2025 – XXVIII TOC – Luca 17,11-19

"Andate a presentarvi ai sacerdoti", è l'invito che Gesù rivolge ai dieci lebbrosi che gli chiedono aiuto. "Va', bagnati sette volte nel Giordano: la tua carne tornerà sana e tu sarai guarito", questo è invece l'invito che il profeta Eliseo fa a Naaman, il comandante dell'esercit

11 ottobre 2025

Domenica 5 ottobre 2025 – XXVII TOC – Luca 17,5-10

Quante volte abbiamo sentito dire, se non l'avessimo detto noi stessi, che Dio, se c'è, sembra, come leggiamo da Abacuc, lo spettatore insensibile e indifferente all'oppressione che attanaglia il mondo, e di quella che, a tratti, raggiunge e devasta anche la nostra vita? "Fino a

28 settembre 2025

Domenica 21 settembre 2025 – XXV TOC – Luca 16,1-13

"Rendi conto della tua amministrazione". Non è scontato saper rendere conto di quello che siamo, di quello che facciamo. Tendenzialmente dissimuliamo, mascheriamo, nascondiamo. Non tutto, non sempre, ma certamente il lato meno nobile, meno limpido, meno chiaro di noi. I semplici

28 settembre 2025

Domenica 28 settembre 2025 – XXV TOC – Luca 16,19-31

"Soffro terribilmente". Di chi sono queste parole? Sono del ricco della parabola e le pronuncia quando la ruota della fortuna non gira più in suo favore. Il nostro dolore non è muto, si fa sentire, quello che soffriamo grida, il nostro patire alza la voce. Ed è giusto così. Il […