← La parola del parrocomercoledì 28 aprile 20213 min di lettura
La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 25 aprile 2021 – IV di Pasqua B – Giovanni 10,11-18

Questa è la cosiddetta domenica del Buon Pastore, per il vangelo che vi si legge, giornata di preghiera per le vocazioni. Il Buon Pastore sappiamo chi è ma potremmo ridircelo attraverso un pastore contemporaneo che è finito nel martirologio della chiesa cattolica il 15 settembre

Questa è la cosiddetta domenica del Buon Pastore, per il vangelo che vi si legge, giornata di preghiera per le vocazioni. Il Buon Pastore sappiamo chi è ma potremmo ridircelo attraverso un pastore contemporaneo che è finito nel martirologio della chiesa cattolica il 15 settembre del 2020. Prete di Como, don Roberto Malgesini era un prete degli ultimi, buono perché non negava comprensione, ascolto, accoglienza, pazienza anche ai più molesti, ai più irritabili di quanti lo avvicinavano, uno di loro l’ha accoltellato alla schiena e ucciso. E a proposito del fatto che il pastore conosca le sue pecore, don Roberto era uno che conosceva il nome e il giorno del compleanno della marea di svantaggiati che lo avvicinavano. Ma potremmo chiederci, anche a partire da questa icona contemporanea chi sono le buone persone, chi sono i buoni? E di converso che sono i cattivi, le cattive persone? Ognuno di noi avrà i suoi parametri, i suoi criteri per spartire il suo mondo fra buoni e cattivi. Mi è venuto in mente il famoso motto di don Lorenzo Milani, pastore fiorentino relegato sui monti del Mugello perché pastore scomodo. A Barbiana si occupò del futuro di giovani senza chances. I care, è la parola scritta in rosso, a caratteri cubitali, su una tavoletta infissa alla porta della stanza in cui faceva lezione. I care, cioè mi interessa, mi sta a cuore, cerco di capire, mi prendo cura. Le persone buone sono quelle che incarnano questo motto e che ribaltano la mentalità imperante, quella cioè che governa l’agire del mercenario, del cattivo: finché mi serve ti uso, finché mi torna utile ne approfitto di te. Il mondo di cosa è fatto? più di buoni o più di cattivi? Oppure, in me queste forze come si combattono, come si contendono lo spazio e chi vince? Chi prevale? Chi la spunta? La vita è affollata di buone notizie perché continuiamo ad occuparci del bene degli altri e qualcuno si occupa del nostro, ma tante sono anche le notizie cattive che infestano il mondo, frutto del I don’t care, me ne frego. E allora in una bellissima passeggiata fatta con mio papà venerdì tra i boschi di casa mia, mi imbatto in un mucchio di pneumatici abbandonati, la meraviglia deturpata dall’incuria. Ma andate a vedere l’aiuola davanti al bar del Centro Parrocchiale, piena di mozziconi di sigarette e di escrementi di cane, don Vittorio sulla rampa che scende nell’interrato ha trovato anche quella di un uomo. E le immondizie abbandonate ovunque. Ma questo è nulla rispetto a quanto è successo solo qualche giorno fa: nel canale di Sicilia tre barconi di migranti partiti dalla Libia, in balia di un mare furioso, sono affondati e sono morte 130 persone. Tutti sapevano dell’esistenza di quelle imbarcazioni ma, tranne alcuni mercantili nei paraggi e la nave della ong Sos Mediterranee, nessuno si è fatto vivo. Le autorità europee e quelle libiche sapevano e hanno ignorato l’allarme. Un mercantile vicino che poteva dare soccorsi rapidi ha fatto come il mercenario del vangelo o come quel levita o quel sacerdote che sfiorano con gli occhi un malcapitato ma lo abbandonano in balia di un destino infausto. La portavoce dell’agenzia Onu per i migranti scrive: Lasciati morire in mare. L’umanità è annegata. I don’t care. Se mi interessi sto dalla tua parte, se di te me ne frego ti lascio in balia di te stesso. La bontà che vivi in relazioni vicine non può non allargare i tuoi orizzonti e raggiungere anche quanti non conosci. La bontà crea relazioni anche coi lontani, l’opportunismo crea distanze anche coi vicinissimi. Nella prima lettera di Giovanni si dice che l’amore di un padre ci fa figli. L’amore è la forza che fa di noi qualcosa, qualcuno perché è la forza che trae fuori gli altri dall’anonimato, dall’indifferenza. È l’amore che mi fa essere qualcuno, quell’amore che non fa restare gli altri degli emeriti nessuno. Il mio amore cosa potrebbe fare degli altri? Ho sperimentato cosa fa l’amore in me e di me, come mi trasforma. L’amore è l’unica forza che permette il cambiamento.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

Continua a leggere

altri articoli in La parola del parroco
13 ottobre 2025

Domenica 12 ottobre 2025 – XXVIII TOC – Luca 17,11-19

"Andate a presentarvi ai sacerdoti", è l'invito che Gesù rivolge ai dieci lebbrosi che gli chiedono aiuto. "Va', bagnati sette volte nel Giordano: la tua carne tornerà sana e tu sarai guarito", questo è invece l'invito che il profeta Eliseo fa a Naaman, il comandante dell'esercit

11 ottobre 2025

Domenica 5 ottobre 2025 – XXVII TOC – Luca 17,5-10

Quante volte abbiamo sentito dire, se non l'avessimo detto noi stessi, che Dio, se c'è, sembra, come leggiamo da Abacuc, lo spettatore insensibile e indifferente all'oppressione che attanaglia il mondo, e di quella che, a tratti, raggiunge e devasta anche la nostra vita? "Fino a

28 settembre 2025

Domenica 21 settembre 2025 – XXV TOC – Luca 16,1-13

"Rendi conto della tua amministrazione". Non è scontato saper rendere conto di quello che siamo, di quello che facciamo. Tendenzialmente dissimuliamo, mascheriamo, nascondiamo. Non tutto, non sempre, ma certamente il lato meno nobile, meno limpido, meno chiaro di noi. I semplici

28 settembre 2025

Domenica 28 settembre 2025 – XXV TOC – Luca 16,19-31

"Soffro terribilmente". Di chi sono queste parole? Sono del ricco della parabola e le pronuncia quando la ruota della fortuna non gira più in suo favore. Il nostro dolore non è muto, si fa sentire, quello che soffriamo grida, il nostro patire alza la voce. Ed è giusto così. Il […