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La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 3 agosto 2025 – XVIII TOC – Luca 12,31-21

Sono giorni di fatica, fisica e psicologica, perché io e Vittorio stiamo imballando e spostando le nostre cose per organizzare il trasloco. Sono tanti e pesanti soprattutto i libri, quelli che hanno tappezzato il mio studio magari anche per essere semplicemente esibiti e impressi

Sono giorni di fatica, fisica e psicologica, perché io e Vittorio stiamo imballando e spostando le nostre cose per organizzare il trasloco. Sono tanti e pesanti soprattutto i libri, quelli che hanno tappezzato il mio studio magari anche per essere semplicemente esibiti e impressionare un po’. La vanità: è tutto ciò che è solo soffio, vapore. È l’inconsistente che dura un niente e che purtroppo diventa spesso il nostro tutto. Un amico monaco mi diceva un giorno, forse un po’ esagerando, ma mi fa bene ricordare quella frase, che se gli avessero chiesto di andarsene l’avrebbe fatto al massimo nel giro di un’ora perché non aveva un granché da mettere insieme. Sono importanti le cose di cui ci circondiamo, è importante star bene in luogo anche grazie a ciò che crea l’ambiente che abitiamo ma le cose non possono stare davanti alle persone. L’eredità di genitori che muoiono non può frantumare il rapporto, foss’anche già fragile perché non coltivato, fra due o più fratelli. La terra non può essere oggetto di conquista in barba alla gente che la abita, magari da innumerevoli generazioni. Ci saranno altre soluzioni? È accettabile, questo avviene in Europa, che il salario di un grande manager possa superare fino a 650 volte quello di un dipendente della stessa azienda? Certo, questo è l’estremo, ma succede! Il vangelo può anche dire che la vita non dipende da ciò che possiedi ma tanto vale… di fatto stiamo marciando quasi tutti nella direzione opposta, mi ha impressionato sentire che lo stimato psicoterapeuta Recalcati ha chiesto fino a 26 mila euro per una conferenza. La buona notizia dovrebbe essere che le persone sono più importanti delle cose che possiedi o desideri. È per questo che dovremmo digiunare per Gaza, è per questo che dovremmo boicottare il gioco d’azzardo, è per questo che dovremmo comprare solo quello che è necessario, è per questo che anche ciò che risparmio può non ingrassare un patrimonio ma essere sapientemente condiviso. La cosa più triste che leggo nel vangelo è il fatto che l’uomo della parabola raccontata da Gesù parli con se stesso, non esistono gli altri, di più, parli con la propria anima, con il dentro di sé che sembra essere stato conquistato appunto dalla cupidigia. Non vi ho detto che vanità è la parola ebraica Havel cioè Abele. Chi è Abele? È l’altro che ho reso inconsistente, è l’altro che elimino, è l’altro di cui non mi accorgo perché esisto io e le mie cose, quelle da accaparrare, quelle da difendere. Ecco a cosa morire per poter risorgere. Le cose di lassù, le chiama così Paolo, nella lettera ai Colossesi, e non sono le cose del dopo, dell’altrove, ma quelle dell’adesso e del qui. Quelle che fanno realmente vivo te e vivi gli altri.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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