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La parola del parrocoIn bacheca

Domenica 30 maggio 2021 – SS. Trinità B – Matteo 28,16-20

"Essi però dubitarono". Siamo di nuovo sul Tabor o sul monte delle beatitudini. I discepoli si prostrano a terra ma li assale il dubbio e se dubitano i discepoli, figuriamoci se il dubbio non attanaglia noi. "Vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a […]

“Essi però dubitarono”. Siamo di nuovo sul Tabor o sul monte delle beatitudini. I discepoli si prostrano a terra ma li assale il dubbio e se dubitano i discepoli, figuriamoci se il dubbio non attanaglia noi. “Vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco?”. Sì, lo leggiamo in Deuteronomio ma non ci basta leggere. Sperimentare Dio è un altro paio di maniche. Noi come gli uomini ai tempi di Mosè, noi come i discepoli al tempo di Gesù abbiamo la necessità di afferrare almeno i lembi di questa presenza, sentiamo il bisogno di percepire almeno i contorni della sua consistenza. E dopo aver detto: Dio, cosa abbiamo detto. Tanto tempo fa mi sono imbattuto in una strana preghiera. Faccio fatica a trasferire nelle parole la sua intensità. Sono quei testi che dovresti anche vedere, non solo ascoltare. Rendono di più. Ci provo. Voi immaginatevela scritta. Dio (punto). Dio (punto interrogativo). Dio (punto esclamativo). Dio (puntini puntini). Dio (due punti). Dio (virgola). Quindi? Quindi sì Dio ma Dio e qualcos’altro o Dio e basta? Ho visto un bel film italo-argentino della regista italiana Maura Delpero dal titolo Maternàl. È ambientato a Buenos Aires in una casa di suore che si occupano di donne ai margini e dei loro bambini, di quelli già nati e di quelli che stanno per venire al mondo. Arriva dall’Italia suor Paola, una giovane suora che si prepara ai voti perpetui e che pian piano si immerge in questo mondo ferito cominciando a fare i conti con un Dio che non le basta più. Ad un certo punto nel film è inquadrata l’immagine di Santa Teresa d’Avila con impresse le parole che sono sue: Nulla ti turbi… solo Dio basta. Ma Dio non può bastare. Mi odierete perché vi sto raccontando il film ma concedetemi quest’altra incursione: il film si apre mostrando una Pietà e si chiude su suor Paola che abbraccia una delle bambine della casa. Tutto questo per arrivare a dirci che cosa nella festa della Trinità? Che è l’umano vissuto con intensità, senza troppi misticismi, a sciogliere i dubbi su Dio, a farmelo annusare, a rendermelo minimamente tangibile. Dio stesso accetta che lui non mi basti. Dio e… altro, altri. Perché è così in se stesso. È comunione non solitudine, è apertura non isolamento. Nel foglietto parrocchiale abbiamo inserito non a caso l’immagine dell’abbraccio di tre. Battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo cosa significa se non immergersi in un abbraccio, abbandonarsi alla fisicità dell’altro perché solo nel suo confine si raccoglie anche tutta l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità di Dio. “Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Sono con voi là dove l’umano non si eclissa, là dove si impone perché salvandolo (l’umano) salvo Dio. 

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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