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La parola del parrocoIn bacheca

Lunedì 1° novembre 2021 – Tutti i Santi B – Matteo 5,1-12

È sempre un po' faticoso tornare a dire qualcosa di significativo in circostanze come questa, in cui è proposto, tra l'altro, sempre lo stesso vangelo, quello che abbiamo sentito. È una pagina ardua, per un verso perché tratteggia un mondo troppo ideale, e quindi distante, irragg

È sempre un po’ faticoso tornare a dire qualcosa di significativo in circostanze come questa, in cui è proposto, tra l’altro, sempre lo stesso vangelo, quello che abbiamo sentito. È una pagina ardua, per un verso perché tratteggia un mondo troppo ideale, e quindi distante, irraggiungibile, irrealizzabile, è quasi frustrante tornare a sentirla, e per l’altro perché la concretizzazione di quanto vi si dice può trovare strade solo se a quei sogni offro anche le mie gambe. Attorno a me ci sono persone nel pianto e io posso essere consolazione se non ignoro la loro situazione, se divento empatico, se tento di esserci, anche se mi costa. Attorno a me ci sono dei miti, cioè persone che non sono appagate dal rivalersi sugli altri, dal vendicarsi, dal farsi risarcire, dal reagire, dal ripagare con la stessa moneta. Non farsi contagiare da loro, non lasciarsi affascinare, non diventare mite anch’io, significa continuare ad affidare la terra ai prepotenti, a coloro che la abitano spadroneggiando. Attorno a me ci sono affamati e assetati di giustizia, gente che vorrebbe essere trattata meglio sul posto di lavoro, gente che non ottiene quello che gli spetta, gente che deve aggiungere fatiche a fatiche. Io posso essere presenza che spiana la strada e rende meno impervio il percorso per far valere dei diritti, posso sostenere qualcuno e combattere con lui le giuste battaglie, posso essere la forza che smuove certe durezze o scardina certe chiusure. Beati per quello che potrà succedere domani se ciò che patite oggi non mi lascia indifferente. Posso lasciare a Dio, e solo a lui, il compito di pensarci o posso dargli una mano a cambiar di segno al negativo di tanti. Non tutto dipende da noi ma tanto sì e non so se possiamo permetterci di non contribuire a far girare le cose in un altro verso, nella direzione giusta. La ricompensa è il cielo? Noi crediamo sia così ma Gesù stesso si è immerso nei giorni di tanti nel tentativo di virare decisamente la rotta. I suoi non sono stati discorsi consolatori da quattro soldi. Un oggi di beatitudine è stata la risposta all’infelicità, all’insoddisfazione di tanti. “Oggi devo fermarmi a casa tua, dirà a Zaccheo, oggi la salvezza è entrata in questa casa”. Oggi, perché tu possa permetterti il lusso di ricominciare. Giovanni nella sua prima lettera ci assicura che fin d’ora siamo figli di Dio. Certo, quello che saremo non è stato ancora rivelato, ma oggi so che sono figlio, il figlio sarà certo anche erede un giorno, ma in quanto figlio già oggi, non domani, sono amato. E in quanto amato, beato, felice. Se sto al mondo dilatando la gioia questo è abitarlo con senso, se sto al mondo perpetuando e allargando l’infelicità di altri, costringo Dio a far tutto da solo, ad arrangiarsi, a pensarci ma alla fine quando potevo pensarci anch’io, oggi.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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