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La parola del parrocoIn bacheca

Tutti i Santi – 1 novembre 2020 – Matteo 5,1-12

"Per i santi che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore". E' un versetto del salmo 15(3). I santi di cui si parla qui non sono quelli che affollano gli spazi dell'eterno ma i coinquilini del mio mondo. Santi in quanto fratelli, dunque. E santi tutti perché […]

“Per i santi che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore”. E’ un versetto del salmo 15(3). I santi di cui si parla qui non sono quelli che affollano gli spazi dell’eterno ma i coinquilini del mio mondo. Santi in quanto fratelli, dunque. E santi tutti perché fratelli tutti, per citare l’ultima enciclica di papa Francesco che porta proprio questo titolo. Per tutti i santi… tutto il mio amore. Per tutti, il tutto dell’amore, nella sfida ardua del dilatare, oltre tanti, troppi limiti, il cerchio della fraternità e la misura dell’amore. Le logiche diaboliche del tu sì, tu no, un po’ sì ma non tutto o comunque non troppo, ci contagiano facilmente. Tutto per tutti. Il linguaggio liturgico che frequentiamo è pieno zeppo di queste parole, parole potenti ma allo stesso tempo fragilissime, perché si sgretolano appena oltre la soglia del sacro se non decidiamo di impastarle con la vita. Tutto e tutti, parole che non dovrebbe bastarci far rimbalzare dentro i confini dei nostri riti per risparmiarci di pronunciarle fuori da qui, dove le logiche sono ben altre. Tutto e tutti, ingredienti irrinunciabili dell’impasto che ci rende comunità. Ma sono sempre più allergico a questa parola che usiamo troppo facilmente e abusarne ci fa credere che siamo comunità davvero. Sarei tentato di impormi un po’ di digiuno dall’uso della parola comunità perché di fatto diciamo molto più di quello che in realtà viviamo. Essere comunità significa appassionarsi col tutto di noi al tutti. È una festa, quella di oggi, che potrebbe, per un verso, scuotere dal torpore di un’intimità escludente, per l’altro addomesticare spinte disumane, per non dire bestiali, di un feroce contrapporsi, di un tristissimo contrastarsi. Quando abbiamo pensato al percorso culturale Tessere l’umano, che la pandemia ci ha costretto ad interrompere per un po’, avevamo in mente proprio questa domanda: siamo o no comunità? Ogni comunità è fatta di uomini e donne in relazione, di gente che ha il coraggio di giocarsi nel tutto per tutti. Allora essere cristiani non va ridotto a manciata di valori, magari non negoziabili, in cui credere. Essere discepoli del vangelo significa essere come Gesù in relazione col tutto di sé col tutti del proprio quotidiano. Non ci basti, per dirci cristiani, sbandierare i valori ma viverli dentro le relazioni per come esse ci domandano di giocarli quei valori. Non esistono valori se in riferimento alle relazioni. Un ultimo passaggio: santi tutti, fratelli tutti. È quel tutti che ci trascina e ci porta in territori spesso inesplorati perché solitamente arroccati dentro confini strettissimi. Quel tutti abbia la forza di farci diventare fratelli e quindi santi. Tutti… contro ogni naturale resistenza e ogni coriacea ritrosia. Tutti, non sia solo parola per il dopo, per l’oltre, ma per il qui e l’ora. Tutti… non domani ma oggi, non altrove ma qui.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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