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La parola del parrocoIn bacheca

Venerdì 15 agosto 2025 – Assunzione della B.V. Maria – Luca 1,39-56

Solo l'arte spesso riesce a mostrare quello che non sappiamo neppure vedere e ancor meno a dire, di Dio e di noi. Per pubblicizzare lo spettacolo di domani sera (stasera) abbiamo usato il dipinto di Caravaggio: La morte della vergine. La Madonna è morta? È il titolo dell'indagine

Solo l’arte spesso riesce a mostrare quello che non sappiamo neppure vedere e ancor meno a dire, di Dio e di noi. Per pubblicizzare lo spettacolo di domani sera (stasera) abbiamo usato il dipinto di Caravaggio: La morte della vergine. La Madonna è morta? È il titolo dell’indagine teatrale di Angelo Franchini ed è la frase che ha messo in crisi qualcuno. Ma la Madonna non è stata assunta in cielo in corpo e anima? Lo dice la dottrina cattolica. Torniamo al dipinto. È stato realizzato fra il 1604 e il 1606, commissionato da Laerzio Cherubini per la sua cappella in Santa Maria della Scala a Roma, la chiesa dei Carmelitani Scalzi. Dopo diversi passaggi è finito al Louvre dove lo si può ancora ammirare. L’opera non fu accettata dai Carmelitani, i motivi? Quella donna esangue, dal volto cinereo è tutt’altro che una Madonna, l’unico riferimento al religioso è un’aureola appena abbozzata. E poi i piedi nudi e le caviglie scoperte fin quasi ai polpacci, il braccio abbandonato, un corpo abbandonato su un tavolaccio che neppure la raccoglie tutta e… il ventre gonfio. Sembra che il Merisi si aggirasse, per interessi artistici, anche là dove si raccoglievano i morti che nessuno reclamava. Qualcuno ha dato un nome alla donna ritratta dal Merisi: Anna Bianchini, prostituta ritrovata morta, annegata nel Tevere, per questo gonfia. Tutto questo ha motivato il rifiuto dell’opera. E non sono valse quelle interpretazioni più mistiche che parlavano di una donna gonfia perché quel ventre è colmo della grazia che sempre ha abitato la Vergine. Nell’arte ci sono almeno due modi di rappresentare il mistero che oggi celebriamo. Alla Tiziano: la Vergine, in un turbinio di angeli e di vesti è portata in alto, sopra di lei il cielo di Dio e sotto di lei noi tutti. L’altra modalità è quella che attinge al mondo spirituale dell’oriente ortodosso in cui si parla di dormizione o di transito. È a questo che Caravaggio si ispira. La chiesa cattolica ne ha fatto un dogma, la chiesa ortodossa, forse più sapientemente no. Nei vangeli non si parla più di Maria dalla croce in qua, gli Atti la ricordano insieme agli Apostoli nel giorno di Pentecoste. Ma di lei non si dice più nulla, neppure che sia morta. Si dirà di lei nei vangeli apocrifi e in tutta quella letteratura leggendaria nata attorno alla figura di Maria e che è stata alimentata nei secoli. È la morte quotidiana che il Caravaggio mette in scena. “Non c’è niente di trascendentale in questa morte, ma qualcosa di estremamente terreno – trovo scritto. Era l’immagine della morte di tutti i vicoli dimenticati di ogni città del mondo, altro che putti alati e occhi rivolti verso il cielo. In quel dipinto Anna Bianchini sarebbe stata ospitata a Santa Maria della Scala non come prostituta da redimere, ma addirittura come la Vergine Maria, davanti alla quale tutti si sarebbero inginocchiati in adorazione”. “In Adamo tutti muoiono, leggiamo dalla prima lettera ai Corinzi, in Cristo tutti ricevono la vita”, Maria, la piena di grazia e noi tutti, carichi di umanità spesso disumanizzata. Non vi sfugga nel dipinto, se andrete a cercarlo, che il braccio abbandonato di Maria diventa insieme al resto della composizione l’elemento di una croce perfetta. Anche Cristo è transitato nella morte ma se per mezzo dell’uomo viene la morte, per mezzo di Un uomo viene la vita. Nell’Assunta celebriamo questo e ci basta.

In questa rubrica:La parola del parroco, In bacheca

II.

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