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Commento domenicale

Commento domenicale 18/10/2026

18/10/2026 DOMENICA XXIV T.O. anno A L'Eucarestia per i cattolici e per i luterani e per Calvino. (A volte il contrasto terminologico è minimo, ma diventa sostanziale nella realtà.) Per la liturgia luterana classica, Cristo è realmente presente nell'Eucarestia insieme al p

18/10/2026   DOMENICA  XXIV  T.O. anno A   

(A volte il contrasto terminologico è minimo, ma diventa sostanziale nella realtà.)

Per la liturgia luterana classica, Cristo è realmente presente nell’Eucarestia insieme al pane e al vino, in virtù delle parole dell’istituzione e della celebrazione. E’ la cosiddetta presenza reale.

“Per Lutero il fatto capitale sta nella presenza reale di Cristo, non nella teoria con la quale si spiega questa presenza.” (Enrico Mazza – La celebrazione eucaristica- EDB 2003)

La teoria cattolica è la “Transustanziazione”: il pane ed il vino diventano realmente il Corpo ed il sangue di Cristo; le specie rimangono, ma la sostanza del pane e del vino non rimane. La presenza reale è oggettiva: Cristo è realmente presente nell’Eucarestia, non per la fede, non semplicemente perché noi crediamo che lo sia. La fede è necessaria per riconoscere, accogliere e vivere quella presenza, ma non è la fede a produrla. Se una persona non credente assume l’Eucarestia, Cristo per questo non diventa meno presente, e la Chiesa non direbbe che “non succede nulla perché la persona non crede”: proprio perché la presenza è reale e oggettiva, una profanazione è considerata atto grave.

Per la teologia luterana è la “Consustanziazione”. Questo è il punto chiave della spiegazione dell’Eucarestia. Una spiegazione che permetterebbe alla sostanza del pane e del vino di “coesistere” con la sostanza del corpo e sangue di Cristo, due nature che coesistono nell’unica persona di Cristo.

Ancora Lutero citato da Enrico Mazza a pag. 233/4: “Quanto a me non posso dire in che modo il pane è corpo di Cristo, eppure voglio rendere la mia ragione prigioniera dell’obbedienza a Cristo, attendendomi semplicemente alle sue parole e credere fermamente non solo che il Corpo di Cristo è nel pane, ma che il pane è corpo di Cristo.” 

Ad una prima lettura non sembrano esserci grosse differenze tra le due dottrine, ma non è così.

Per il cattolico la Transustanziazione significa che Cristo è presente sempre e terminata la messa, l’Eucarestia rimasta (come viatico per gli infermi) è deposta nel tabernacolo. Cessa la presenza di Cristo nell’Eucarestia solamente quando il pane ed il vino cessano la loro consistenza fisica. 

Il Concilio di Trento ha inoltre sottolineato: “Non è, infatti, meno degna di adorazione, per il fatto che sia stata istituita da Cristo Signore per essere ricevuta (consumata).” Da qui nasce per il Cattolico l’adorazione eucaristica, le processioni, il culto.

Nella tradizione luterana, invece, la presenza di Cristo non è presente in un pane trasformato, ma solo coesistono le due nature, e la presenza reale rimane legata all’uso sacramentale; cioè nella celebrazione e nella distribuzione della Santa Messa, perciò il pane ed il vino che rimangono dopo la celebrazione non vengono più considerati corpo e sangue di Cristo, ma semplicemente del pane avanzato e del vino. Negando la permanenza della presenza eucaristica fuori dal momento della comunione e del rito, rifiutano quindi l’adorazione le processioni e il culto del Santissimo Sacramento. 

Calvino tiene un “realismo spirituale” a causa del rifiuto di localizzare il corpo di Cristo nel pane e nel vino e usa un concetto espresso da Zwingli: “Cristo è seduto alla destra del Padre e, di conseguenza, non può essere “presente” nell’Eucarestia.”. “Nel sacramento c’è la promessa della comunione e della presenza di Cristo: se il fedele accetta con fede questa promessa, la parola di Dio si realizza e il fedele è in reale comunione con Cristo.”

Ad un tempo definita la teologia dell’Eucarestia come “realismo spirituale” Calvino può dire: “Nel definirsi pane di vita, il Signore ha voluto non solo attestare che la nostra salvezza consiste in una fiducia sulla sua morte e nella sua risurrezione, ma che in virtù della reale comunione che abbiamo con lui, la sua vita viene trasferita in noi e diventa nostra, così come il pane di cui ci cibiamo dà vigore al nostro corpo.” (Enrico Mazza – La celebrazione eucaristica- EDB 2003)

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