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Commento domenicale

Commento domenicale 09/05/2021

RITO E LITURGIA Oggi parliamo della "LITURGIA DELLA PAROLA" che inizia con la prima lettura e termina con la "Preghiera dei Fedeli". L'annuncio della Parola di Dio non è una semplice questione di parole scritte, ma è una Parola incarnata: «Quando nella Chiesa si legge la Sacra Sc

RITO E LITURGIA

Oggi parliamo della “LITURGIA DELLA PAROLA” che inizia con la prima lettura e termina con la “Preghiera dei Fedeli”.

L’annuncio della Parola di Dio non è una semplice questione di parole scritte, ma è una Parola incarnata: «Quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo Popolo e Cristo, presente nella Parola, annunzia il Vangelo» (Ordinamento Generale del Messale Romano, 29).

“Per questo la voce viva, con tutte le sue sfumature, comunica i sentimenti di chi parla assai più che non le semplici parole” (Silvano Sirboni, Vita Pastorale Aprile 2021) ed è per questo che le letture domenicali si ascoltano e non si leggono.

Nella liturgia, la Parola si attua con le stesse dinamiche di ogni realtà sacramentale.

In tutta la liturgia il dialogo tra Dio e il suo popolo, la voce umana (in primis il sacerdote e poi anche, per la sua parte, il Lettore) è chiamata a incarnare sacramentalmente la voce stessa di Dio e del Cristo.

La proclamazione della Parola, come tutti i ministeri, non è un favore, né un premio, ma un servizio reso all’assemblea e alla dignità del rito sacramentale della Santa Messa, che presuppone un carisma, che in termini laici si chiama idoneità, in altri termini ancora, quelle parole lette devono passare per il cuore di chi le deve proclamare chiamato inoltre ad essere una viva testimonianza.

Quindi all’ambone, che è un secondo altare, per rispetto e dignità della Parola che viene proclamata, si salga solo per la “Liturgia della parola” e solo un ministro per questo istituito: il Sacerdote, il Diacono ed il Lettore.

Inscindibile diventa allora il rito della Liturgia della Parola, formato dalla Parola, dalla persona del ministrante e dall’ambone.

Inoltre, l’ambone rappresenta uno degli spazi liturgici che continuano a “parlare” anche al termine della celebrazione: esso è infatti costituisce «una presenza eloquente, capace di far riecheggiare la Parola anche quando non c’è nessuno che la sta proclamando» (Cei, Progettazione di nuove chiese, n° 9). 

L’animatore del canto, il commentatore, l’occasionale lettore che legge le Preghiere dei fedeli ed eventualmente lo stesso presbitero, nel caso in cui deve comunicare alcuni avvisi, è bene che utilizzi un altro luogo.

Buona domenica

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II.

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