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Commento domenicale

Commento domenicale 10/08/2025

10/08/2025 XIX T.O. C Ancora sulla liturgia. Liturgisti e teologi hanno sempre avuto visioni diverse per cui nella stesura dei testi a volte ascoltiamo nella liturgia, inserimenti o traduzioni dei teologi, con un chiaro senso catechetico, compito non proprio della preghiera lit

10/08/2025  XIX  T.O. C

Ancora sulla liturgia.

Liturgisti e teologi hanno sempre avuto visioni diverse per cui nella stesura dei testi a volte ascoltiamo nella liturgia, inserimenti o traduzioni dei teologi, con un chiaro senso catechetico, compito non proprio della preghiera liturgica.  Nel racconto dell’ultima cena nel Vangelo di Marco e Matteo sta scritto “qui pro vobis et pro multis effundetur”, testo poi tramandato dalla Chiesa fin dai primi secoli, e la traduzione fedele di “pro multis” è “per molti”. Luca dirà solo “che è dato per voi” e Giovanni non parla dell’Istituzione dell’Eucarestia. Ora nel messale romano non si è tradotto “pro multis” con “per molti”, ma “per tutti”. Non ha importanza in questo contesto la correttezza teologica della salvezza offerta a tutti: è un dogma di fede che Cristo è morto sulla croce per tutti gli uomini e donne. 

“I padri della Chiesa, nelle loro spiegazioni della liturgia, hanno formulato un metodo che ci permette di risolvere molti aspetti nella liturgia:

Nella liturgia dicevano occorre distinguere due livelli, due piani diversi che sono irriducibili l’uno all’altro:

  1. Il primo piano è costituito dal rito in quanto tale, ossia in quanto cade sotto il dominio dei sensi (gesti, parole, suoni, silenzi, ..)
  2. Il secondo piano è costituito dal rapporto che il rito ha con l’evento salvifico. Si tratta di un rapporto ontologico che è la natura profonda, la vera natura del rito liturgico, la sacramentalità del rito, il fondamento diretto e la ragione sufficiente della sua efficacia.

Conoscenze entrambe vere complementari tra di loro e l’una non può sostituirsi all’altra.” (LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA  Enrico Mazza, EDB 2010). 

L’analisi letteraria non è il tutto del racconto dell’ultima cena, c’è anche la dimensione che trascende l’esperienza delle parole perché il racconto “tipologico” (in persona Christi) del sacerdote, annulla la distanza spaziale e temporale, è come se la messa e l’ultima cena del Signore fossero contemporanee e si identificassero una con l’altra in una perfetta sovrapposizione.

Buona Domenica

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II.

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