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Commento domenicale

Commento domenicale 16/11/2025

16/11/2025 Domenica XXXIII T.O. anno C Poi diceva loro: "Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo." (Lc 21,15-19) Frettolosamente d

16/11/2025  Domenica XXXIII T.O.  anno C

Frettolosamente diciamo che sta scritto nel Vangelo quindi è parola del Signore, Gesù però non ha scritto nulla e i primi scritti vedono la luce oltre vent’anni dopo gli avvenimenti e il primo Vangelo di Marco dopo quarant’anni, gli scritti inoltre non riportano semplicemente dei fatti e racconti nel modo storico come intendiamo noi, ma sono stati scritti affinché “ ..tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”(Lc.1,4); é il prisma della fede. (Non è Luca poco storico, ma la fonte da cui ricava i detti è una fonte piena di fede)

Il racconto del Vangelo di oggi è una visione apocalittica certamente presente nelle fonti a cui si ispirarono gli evangelisti ed era presente in tutta la cultura giudaica da almeno duecento anni al tempo di Gesù. A questo punto, quando tutti parlavano di apocalittica, dire che anche Gesù ne parlasse sembra verità. Certamente quando diceva “beati i poveri”, che nessuno aveva mai detto prima, è più facile sostenere che sia “ipsissima verba” (vero parlare) di Gesù. Non è certezza di verità nemmeno elencare una lunga serie di frasi o versetti dei Vangeli per dire che è parola di Gesù.     

L’apocalittica riguarda gli esegeti e teologi e noi però, è il senso del commento di oggi, possiamo dire che non è decisiva per l’insegnamento di Gesù, contrariamente al pensiero di Vito Mancuso che separa la storia cristiana in Gesuanesimo e Cristianesimo. Tesi, di Vito Mancuso, che come studioso è libero di argomentare e pensare come vuole, nel suo “I Quattro Maestri” dice che Gesù davvero pensava di essere nell’imminenza della fine del mondo: il regno di Dio stava per arrivare, un mondo nuovo di giustizia e verità si sarebbe realizzato da lì a poco ed era in effetti tutta l’attesa del popolo ebraico dai tempi di Antioco IV Epifane (216-164 a.c.). Quindi conclude, la morale e la dottrina di Gesù, espressione della sua persona, quello che Mancuso chiama Gesuanesimo, era pensato in funzione di questo mondo che stava per finire.

Noi cristiani possiamo anche dire che non ci interessa quella “verità” perché non esiste verità al di fuori della fede, “Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, (alla maniera umana) ora non lo conosciamo più così” (2Cor 5,16). Non è la conoscenza, l’esegesi e l’ermeneutica, ma è la fede che ci indica l’amore di Gesù, la via verso la verità e “solo l’amore è credibile”. (Hans Urs von Balthasar)

Buona domenica

P.s. Alla caduta di Gerusalemme del 70 d.c. nella prima rivolta giudaica, in città, non c’erano cristiani; avevano già  abbandonato l’ipotesi apocalisse.      

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